Girovagando con A (Im)Perfect Mom: la Big Family sull’Alta Via dei Monti Liguri

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Ho iniziato a portare Mattia, che neanche aveva un mese. Purtroppo il primo approccio è stato con una fascia elastica molto commercializzata, ma, con il senno di poi, di scarsa qualità. All’epoca l’unica che conoscevo e quindi, nel giro di poco tempo e qualche tentativo andato male, ho abbandonato ogni sogno di gloria. Perché mi sembrava di perdere Mattia per strada, perché mi veniva mal di schiena. La fascia si arricciava, la legatura non teneva, insomma mi sembrava davvero poco pratica e anche dolorosa per la mia schiena. Sono passata così al supporto strutturato, altrimenti detto, il marsupio. Anche qui, sbagliando. Quello che avevo scelto, seppur tra i più costosi, non era tra quelli ergonomici: Mattia quindi, era letteralmente appeso per i genitali. Non solo, l’ho pure portato per diversi mesi “fronte mondo”, posizione assolutamente sconsigliata perché appunto, non ergonomica e non rispettosa della posizione fisiologica del neonato.

Ergonomico. A un certo punto mi sono posta LA domanda: cosa voleva realmente dire riferito a un supporto? Voleva dire che il mio bambino non doveva sembrare appeso, il mio bambino doveva essere sostenuto da ginocchio a ginocchio, assumendo con le sue gambe la posizione a M, sì sì immaginatevi proprio una M. Nessuno dei marsupi prodotti dalle case più conosciute, faceva assumere questa posizione, compreso il mio.

La vita sapete è sempre imprevedibile, così mentre promuovevo una causa, ero al flash mob per l’allattamento al seno, non sapevo che avrei conosciuto un’altra mamma, un’amica oggi, che mi avrebbe introdotto, interessata anche lei a conoscere il modo giusto di portare cuore a cuore il proprio cucciolo, nel mondo del babywearing, quello corretto questa volta. Da quel giorno la svolta. Mattia aveva circa l’età di Amalia oggi, sette mesi.

Mi ci sono voluti sette mesi per capire che stavo facendo tutto con il cuore certo, ma in modo sbagliato. Oggi fortunatamente, di mamme canguro come me ce ne sono un po’ di più e tutte ci impegniamo a promuovere la nostra “rivoluzione”, le informazioni sono maggiori e nel caso della nostra città, come già ho avuto modo di scrivere più volte, sono nate fascioteche, consulenti del portare e via dicendo.

Dal giorno in cui Alessandra, questo il nome della mia amica, mi ha aggiunto ad alcuni gruppi su Facebook dedicati al babywearing,, tutto per noi è cambiato.

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Per il primo Natale di Mattia, mi sono fatta regalare un meraviglioso marsupio ERGONOMICO sul serio, un BOBA 3G, con cui abbiamo scorrazzato in lungo e in largo, senza mal di schiena ed entrambi comodi. Per quanto riguarda il discorso fascia, beh l’ho ripreso con Mattia utilizzando una ring e poi con Amalia da subito fascia rigida, ma anche con una fascia elastica, questa volta di ottima qualità.

Mi fermo qui, perché il mio intento è quello di raccontarvi la nostra giornata di oggi, ma quanto vi ho descritto sino adesso, mi servirà tra poco.

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Il girovagando con a A (Im)Perfect Mom di oggi, è un girovagare a più braccia: c’erano i tre nonni, la zia e dato che siamo in vacanza, anche il papà. La meta? Una bellissima passeggiata che è partita dal Rifugio Pratorotondo, situato nel cuore del Parco del Beigua, lungo l’Alta Via dei Monti Liguri, in direzione del Monte Rama. E’ una passeggiata bellissima, fattibile per tutte le età, con un panorama mozzafiato. E’ come toccare il cielo con un dito, avendo davanti il mare e poco più sotto la costa ligure con i suoi Paesi di Arenzano, Cogoleto e Varazze. Se poi c’è un sole incredibile e un cielo di un color turchese strepitoso, non puoi che gioire.

Sono venuta qui, che aspettavo Mattia, con Mattia, che aspettavo Amalia e oggi  con Mattia e Amalia. Un altro posto che può raccontarvi un po’ di me, di noi.

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Inutile dirvi l’entusiasmo del mio piccolo esploratore che, munito di bastone per camminare, berretto, scarpe da ginnastica, pantaloncini corti e tanta, ma tanta energia, si è fatto una bella camminata, rincorrendo le due mascotte della giornata: George, il bassotto biondo a pelo ruvido della nonna “Ghiaby” (al secolo Gabriella) e Meiko, la cagnolina della zia Chami e dello zio Nils (al secolo Samantha, mia sorella e Nils, mio cognato).

La polpetta di casa, Amalia, schierata in groppa al papà, il quale, neanche il tempo di scendere dalla macchina, ed esclamava: “me la carico io, oggi!”. Vuoi dirgli di no?

Nonni al seguito, zia con macchina fotografica incorporata nella mano, stile donna bionica, e via alla conquista dei monti.

Una piccola discesina sterrata, costeggiando alcuni campi d’erba e di qualche fiore che a prima vista sembrava lavanda (forse per il colore), ma che non lo era e sinceramente, perdonatemi io ho il pollice killer e non verde, non saprei assolutamente dirvi quale fosse. Farfalle e altri insetti svolazzanti e poi, la prima terrazza sul mare. Azzurro, azzurro ovunque: il mare che si perde nel cielo, il cielo che si perde nel mare. Il verde dei monti e sotto i colori in lontananza delle case e delle strade. Da togliere il fiato.

Uno sguardo alla cartina per dare un nome alle meraviglie di quel panorama e via si riparte. Mattia un po’ per mano, un po’ da solo, con la sua macchinina preferita del momento in mano. Ogni tanto si fermava, la insabbiava per sporcarla un po’ e mostrarmela fiero e poi via a rincorrere George oppure Meiko, o cercare la mano del papà. Amalia sonnecchiava sulle sue spalle.

Mia sorella ed io, come due liceali, a farci scatti e a immortalare ogni singolo dettaglio di quella meraviglia. Ogni volta, questo posto, ci stupisce come se fosse la prima.

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Dopo un po’ di strada e qualche salita, ecco che Mattia inizia a venirmi vicino, a cingermi le gambe al grido di: “mamma braccio, Mattia stanco”. Ecco, vi confesso che un po’ non vedevo l’ora, perché nel mio zainetto mi ero preparata una bella fascia “che non si sa mai”.

Sapete a me piace molto vedere Simone portare i suoi figli, mi da una grande gioia e lo trovo un atto d’amore. Mi rende orgogliosa. Mi sembra che anche per lui, sia un modo per capire di più cosa voglia dire portare in pancia il proprio figlio e in effetti, la prima volta che gli ho messo Matty sulla schiena mi ha proprio detto questo.

Vi dirò che un papà che porta è pure sexy! (Potreste usarla come incentivo nel caso di padri reticenti e diffidenti ahahah).

Detto ciò, a me oggi un po’ il nostro assetto da esplorazione mancava e cosa c’è di più bello di me che porto Ami e tengo Matty per mano mentre esploriamo nuove terre? C’è Simone con Ami in groppa e ci sono io con Matty in groppa, Mattia in fascia o come dice lui, in “fasia”

Ecco perché ho iniziato questo mio post raccontandovi di come mi sono approcciata al babywearing, perché oggi per la prima volta ho portato Mattia sula schiena con la fascia e non con il marsupio ed è stato magnifico.

 Per carità, non voglio dire che tenerlo cuore a cuore con il nostro BOBA non fosse stato bello, ma vi giuro che con la fascia c’è differenza. La prima differenza è l’impegno che ci metto ogni volta che faccio una legatura. Per una come me, che a manualità vale zero, vi giuro che imparare e riuscire ogni volta a fare una legatura è una dimostrazione di amore e di determinazione. Oggi mia sorella guardandomi esclamava: “io non i riuscirò mai, sono negata”. No, cara Chami, ti sbagli. Ci riuscirai eccome, perché la motivazione è forte e porterà il nome dei tuoi figli.

Per Matty e me, quindi, oggi, la nostra prima volta in fascia. La mia prima legatura fatta bene e tutta per lui.

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Da qui in poi, salvo qualche discesa e il momento supereroe di Simo in cui ne aveva una in groppa e l’altro sulle spalle, la passeggiata è stata mia e di Matty sulla schiena, con una fantastica legatura a zainetto, le sue manine sul mio viso,poi tra i capelli, le sue gambe a penzoloni che si agitavano e lui tutto contento perché  in fascia come Amalia. Perché mi aveva tutta per lui.

Vedete in questi giorni, visto che ho più supporto, sto cercando di ritagliare degli spazi esclusivi per noi due. E funziona. Basta davvero poco, mezz’ora se vogliamo darci un tempo, una passeggiata nel bosco, giocare con le macchinine e la casa delle bambole, fare il bagno nella vasca insieme, ma solo noi due. Lui è il bimbo più contento che ci sia e io la mamma più contenta che ci sia. Sentirsi dire: “mamma Mattia piace passeggiata, fascia, bagno ecc” è il brodo caldo per l’anima di una mamma che si sente un disastro nel dividersi tra i suoi due cuori.

Prendete quindi, un paesaggio mozzafiato tra monti e mare, prendete una famiglia quasi al completo (mancava nonno Paolo che non c’è più purtroppo, ma di sicuro ci guardava da quel cielo stupendo e lo zio Nils che stava lavorando), prendete Simone, Amalia, Mattia e me. A me non serviva altro. Bisogna essere solo che grati. E io lo sono.

Sulla strada del ritorno il mio topolino si è anche addormentato appoggiando la sua testolina sulla mia spalla. E così abbracciati siamo arrivati di nuovo al punto di partenza il Rifugio di Pratorotondo.

Un mega panino per tutti, coca cola (per me), birra e acqua, visi distesi e colorati dal sole, sorrisi e risate (gli inizi della mattinata erano stati dei grugniti emessi per lo più da quasi tutti i componenti della Big Family) ed eccoci alle quattro del pomeriggio, ancora lì a farci baciare dal sole e abbracciare dal mare che a sua volta abbracciava i monti.

Sulla strada verso casa eravamo tutti stanchi, ma contenti. Per questo ci siamo anche regalati un buonissimo gelato, fermandoci al Sassello, un Paesino dell’entroterra ligure.

Tutto questo per me è un dono. Le giornate passate in famiglia, gli abbracci, i sorrisi, i paesaggi.

Questa è un’altra pagina del mio diario che condivido con voi.

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