La Mamma Urlatrice, ma non era la Scimmia?

Stamattina mi sono svegliata triste con la sensazione di sbagliare tutto. Razionalmente abbraccio tutte le idee e i principi montessoriani, salvo poi fare i conti con la mia parte istintiva, viscerale. Sono spaccata a metà, che strano (sono ironica) a me non caratterizza mai il binomio bianco o nero.. la mia condanna da sempre.

Mi ritrovo in momenti in cui sono accogliente, in cui cerco di aiutare mio figlio a crescere rendendosi autonomo, in cui mi impegno per non urlare, per non avere quell’atteggiamento “violento” e umiliante quale è l’urlargli qualcosa, metterlo in castigo, insomma di non avere quella reazione che io chiamo sfogo della mia frustrazione. Se ci penso, infatti, se qualcuno mi urla addosso, o peggio ancora, mi tira anche due pattoni, non è che lo ascolto di più. 

Ci sono volte in cui proprio non riesco: sento che sto per oltrepassare il limite e, invece di fermarmi un secondo prima, respirare, chiudermi in una stanza per qualche istante, letteralmente ESPLODO.  Il bello che all’esplosione seguono ore di senso di colpa, di egodistonia su come vorrei essere e invece non sono stata. Un’inquisizione con i fiocchi che mi tormenta e non mi aiuta, anzi peggiora la situazione.

Non cerco giustificazioni, ma come temo che i miei figli imparino da me cose che non vorrei facessero mai, allo stesso modo Mi ricordo che la bambina che è dentro di me è cresciuta con principi diversi da quelli di Maria, di Steiner e via dicendo. 

La sgridata urlata a mille decibel, la pacca sul sedere, un classico della mia infanzia.

Mio papà è uno di poche parole ancora adesso, figuratevi da giovane: con lui bastava uno sguardo (lo adoro, sia chiaro, è il mio saggio). Mia mamma, invece, l’opposto: un tipo molto emotivo, che ci dimostrava è ancora dimostra amore ogni secondo, ci ha sempre fatto tante coccole e abbracci, ma anche la parte emotiva incontrollata, quella da urlo, da esasperazione, da:”basta non ne posso più !”.  

I miei mi hanno amata e mi amano alla follia, quindi non sono qui a giudicarli o a lamentarmi. Sono una persona che si sente amata, questo é merito loro,  non é poco direi!

Non solo, sono una persona di sani principi e di grandi valori e se sono qui, a interrogarmi sul mio modo di essere mamma, lo devo anche a loro, no?

La mia infanzia è stata bellissima, posso solo dire che, di sicuro, siamo una famiglia dove per comunicare, parliamo con toni alti e con una velocità che nemmeno flash.

Figlia ieri, mamma oggi. Questa dicotomia, tra istinto e razionalità, mi sta sfinendo. Non riesco più a capire come e quando sgridare Mattia. E’ come se avessi qualcuno che mi osserva per vedere se faccio la brava mammina e quindi, ogni cosa mi viene innaturale. E sensi di colpa a go go.

Un esempio.

Ieri sera Mattia (2 anni e mezzo) non voleva dormire. E’ un po’ di tempo che prima di addormentarsi, salta, si mette a posto il lenzuolo in continuazione, beve, si rigira, insomma, sembrano i botti finali dopo lo spettacolo dei fuochi d’artificio. Ecco ieri sera, l’ennesima scena, solo che io non ero in fortissima, li ho portati entrambi in piscina al pomeriggio ed ero davvero cotta. Mattia per abitudine, si addormenta con me nel lettone. Ieri sera sono crollata prima io. Saltando e tirando coperte, mi ha svegliata. Io ero incavolata (eh mea culpa) quindi dopo alcuni tentativi più soft, mi sono arrabbiata e l’ho portato in camera sua: ovviamente lui ha iniziato a piangere e a un certo punto ha esclamato:”mamma mi sono calmato, scusa”. La prima volta che me lo ha detto “mamma mi sono calmato”, lì per lì, mi era sembrata un gran cosa, una crescita emotiva pazzesca. Avevo pure scritto un post su uno dei gruppi per genitori che seguo su Facebook. Cosi, avevo capito chr forse in realtà, si stava semplicemente adattando alla mia richiesta, reprimendo le sue vere emozioni. Ora mi si gela il sangue quando me lo dice. Che razza di madre orribile sono? Mi chiede anche scusa…

Ho momenti come quelli di oggi, in cui mi viene da piangere, in cui mi sembra di stare facendo tutto malissimo, in cui continuo a pensare che mio figlio, anche quando sembra che non mi dia retta, che non mi ascolti, che faccia di testa sua, che mi “sfidi”, lui invece, capisca benissimo quello che gli chiedo. E ogni mio atteggiamento spazientito e aggressivo, lo segni irrimediabilmente.

Ultimamente la bambina che è in me, esce troppo spesso, e troppo spesso non mi piaccio: faccio tutto il contrario di ciò che vorrei, è più forte di me.

Lo sgrido urlando e subito dopo mi dico di non farlo più.

Amore mio posso fare sempre di meglio anche quando faccio del mio meglio. Lo so. Forse una cosa che potrei iniziare a fare, è accettare la parte di me che urla, che si spazientisce.

Sarà il caldo, saranno i mille libri di psicologia che ho studiato all’università, sará la mia psiche contorta.

Sarà che nasco mamma con i miei figli e cresco mamma, ancora, con i miei figli. Imparo strada facendo e nel mentre, spero di fare i minor danni possibili.

Amo i miei cuccioli alla follia, ma mentre mi danno per non essere la mamma ideale che vorrei per loro, dimentico che ogni tanto anche io ho bisogno di amare me stessa. 

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