Le sette cose che mi rendono una mamma perfettamente imperfetta

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Fino a che punto informarsi, leggere, studiare, aiuta? Perché per me, a volte, é vero il contrario.

Per carattere sono una che si deve documentare. Devo conoscere le strade nuove prima di percorrerle con sicurezza. Devo fare un giro di giostra per capire come funziona.

Quando si é mamma, per la prima volta o per la seconda volta, poco importa, di sicuro questo non é possibile. Siamo fatti di anima e corpo, non di plastica. Non si può fare un giro di prova per vedere come funziona. Volente o nolente bisogna essere subito sul pezzo. Che non è vero che hai nove mesi per prepararti, perché secondo me, non basta una vita per essere dei buoni, o per dirla come il mio amato Winnicott, sufficientemente buoni, genitori.
Ci sono alcune cose, però, che sto imparando e le voglio condividere con voi.

  • La PRIMA, che da sempre mi insegna il mio papá, é “Lasciar fare alla natura“.

Se Amalia a nove mesi ancora non é svezzata, ma procede a suon di latte di mamma e assaggi e soprattutto, cresce e sta bene, perché andare in paranoia e sforzarla? Ho visto con Mattia: al momento giusto loro fanno quello che devono e il mio Numero Uno, ora, mangia persino lo stoccafisso.

 

  • La SECONDA: Accettare di non essere la mamma perfetta e quando dico perfetta, intendo secondo il proprio ideale di perfezione. Il segreto è perdonarsi eventuali “errori” e abbandonare il senso di colpa.

Per me un classico: frequento gruppi di pedagogia montessoriana, da mesi ho un libro della cara Maria sul comodino, ancora da leggere e poi: la patta sul sedere no, verbalizziamo sì, non urliamo no, aiutiamolo a fare da solo, sì. Certo! Ottimi buoni propositi, ma, siamo umane. La cara Maria parlava agli educatori, agli addetti ai lavori. Un contesto diverso dalla mamma h24 che, oltre a educare i figli, nel mentre deve anche lavare, pulire, stendere, stirare. Magari tutto il giorno sola, senza aiuti. E poi c’é il papá, accidenti ha lavorato, é stanco. Lui. Noi no.
Voglio vedere chiunque a mantenere il sorriso e a cantare agli uccellini quando sono le sette di sera, dopo una giornata in cui non ti sei fermata un secondo, scoprendo cosí, per esempio, di avere indossato il vestito al contrario. Giuro giá successo. Due volte. Sì, ne vado pure fiera. A non urlare stile esorcista “Mattiaaaa smettila di lanciarti dalla sedia, sbattere le pentole, toccare i fornelli”. Oppure a mantenere la calma quando entrambi per quaranta minuti di fila hanno pianto ognuno promuovendo la propria causa: La mamma.
Ragazzi! Io sono una! Faccio del mio meglio e posso sempre fare meglio, ma dopo giornate buie passate a biasimarmi perché oggi ho urlato troppo, perché non sono stata calma, non ho accolto come volevo le esigenze dei miei bimbi, beh ho capito che forse, se accetto questa parte di me stessa, quella umana, non da manuale, forse poi funziono meglio.
Inutile dire che continuerò a mettermi sotto esame, a farmi domande, a chiedermi cosa é meglio per i miei figli, a studiare. Cadrò di nuovo nel senso di colpa, ma avrò questa consapevolezza, questa formula magica che é:” Fede accettati e perdonati”.

  • La TERZA cosa: Terza per puro caso, di certo non per importanza. E’ fondamentale per me: I bambini che abbiano 0 anni o piú, sono P E R S O N E. Vanno rispettati come tali.

Io ho deciso di non mentire loro, di non dirgli, per esempio, “dai vai con i nonni che la mamma arriva subito” (magari dopo otto ore), oppure la piú attuale per me: “sì, Mattia anche Amalia va all’asilo”. No, ho scelto di dirgli la verità. E sapete una cosa? Quando parli loro con il cuore e con amore, lo sentono e capiscono. Lo so, lí per lí,non fará stare meglio Mattia sapere che Ami é a casa con me, ma lui crescerà sapendo che quello che gli dico é vero e spero, imparerá a essere lui stesso vero.

  • La QUARTA cosa: Noi siamo lo specchio in cui so riflettono, é difficile, ma quello che noi siamo, quello che noi diciamo loro lo assimilano naturalmente.

Mattia un giorno mi ha stupito, poco piú di due anni e mi dice:” Mamma Mattia piange, mamma mancata”. Mica gli ho mai spiegato cosa voglia dire mancare, semplicemente ogni volta che per qualche motivo ci separiamo, quando lo vado a prendere gli dico che mi è mancato tanto. Mi vengono in mente tanti altri esempi e bisogna stare attenti, perché anche le nostre cattive abitudini sono facili da passare. E qui potrei recitare diversi Mea culpa.

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  • La QUINTA cosa: non accaniamoci a mettere in pratica un metodo preso a riferimento, cerchiamo, invece, di prendere spunto, di mettere le basi, ma poi di andare a mano libera.

Come vi dicevo, simpatizzo per la mitica Maria Montessori e voi non immaginate quanto mi sia sforzata di essere come lei insegna: Ho costruito giochi, learning tower, ho lasciato e lascio i miei figli liberi di esplorare incentivando la loro autonomia, non avete idea di come mi sia sentita inadeguata cattiva pessima, quella volta mi cui, per esempio, ho dato una patta sul sedere a Matty.

Sono assolutamente convinta che la violenza insegna violenza e che come da punto Numero quattro di cui sopra, se io picchio Matty e gli urlo contro, gli insegno ad affrontare le frustrazioni in questo modo; perché quando gli ho dato sta benedetta patta, io ho scaricato la mia frustrazione su di lui. Niente di piú. Non é che dopo mi ha obbedito come un soldatino. E quando mi avvicinavo arrabbiata le volte successive si teneva il sederino. Orrore.
É anche vero, però, che non urlare non picchiare, non vuol dore anarchia totale o fai quello he vuoi. Un modo bisogna comunque trovarlo.
E qui mi é venuta in aiuto una delle maestre di Mattia. Il contenimento. Mattia é molto fisico é ha bisogno di poche parole e piú agito, che banalmente significa che se non vuole togliersi da davanti alla tv, lo si prende fisicamente e lo si porta in un’altra stanza. Questo é quello che va bene per noi.

  • La SESTA cosa: non è solo la quantità di tempo, ma anche e soprattutto la qualità del tempo che passiamo con i nostri figli che fa la differenza.

Vi dico già che fosse per me, starei con i miei figli più tempo possibile, almeno sino a quando non saranno loro a darmi dei calci nel sedere e a chiedere di essere lasciati in pace. Ho, come sapete, la fortuna di essere a casa ancora per qualche mese dall’ufficio e questo tempo, mi sta servendo per prepararci ai nuovi ritmi. Ora l’inserimento alla materna e poi, dopo Natale, il mio al lavoro. Mi sono resa conto che anche stando a casa tutto il giorno, alla fine, non potendomi permettere aiuti esterni, finisce che parecchie ore sono divise tra il giocare o trovar loro un’occupazione, mentre io spazzo e ramazzo. Ci sono giorni, molti, in cui sono un continuo ricorrere le lancette, devo stirare, devo fare la spesa, devo, devo, devo. DEVO GIOCARE CON I MIEI FIGLI. Stanca, poco tempo e poi, diciamolo, a giocare è più bravo il papà e allora ecco lì un bel senso di inadeguatezza e di colpa. Capitano giorni, però, in cui mi rendo conto che basta davvero poco per far esclamare a Mattia che si sta divertendo tanto con me, magari semplicemente lanciando le macchinine da una stanza all’altra. Oppure passare un quarto d’ora a farci solletico e risate sul letto. Cosa c’è di più bello?

  • La SETTIMA cosa mi riguarda come mamma bis: serve del tempo esclusivo da dedicare a ciascuno di loro.

Quando ci riesco, perché non sempre è possibile, sto meglio io e soprattutto stanno meglio loro. E’ giusto. Mantenere l’ago della bilancia nel mezzo, senza farlo pendere troppo da una parte o dall’altra. Difficilissimo per me ora, visto che entrambi sono davvero piccoli e hanno tutti e due bisogno di me in tutto o quasi. Amalia ha nove mesi ora, sta capendo che lei ed io non siamo una cosa sola, basta che mi allontano un secondo e piange disperata. Mattia è alle prese con l’inserimento all’asilo, se lo lascio dai nonni piange e mi cerca. Io però sono una, come si fa? Si fa che ci si divide al meglio e, vi assicuro, spesso non è proprio così “al meglio”.

Sì, leggere, confrontarsi, documentarsi, serve, ma poi serve molto di più agire d’istinto, seguire il cuore, alzare la testa dal libro, allontanarsi dagli schemi mentali, dai propri ideali e guardare la PERSONA che si ha davanti. Chiedere scusa, insegna loro che si può sbagliare e rimediare. Dire la verità al posto di una bugia a fin di bene, insegna a fidarsi e a essere leale. Esprimere le proprie emozioni serve ad aprire il loro e il nostro cuore.

2 thoughts to “Le sette cose che mi rendono una mamma perfettamente imperfetta”

  1. Mi ci ritrovo in pieno. Soprattutto sul primo punto, visto che mio figlio si è nutrito di solo latte di mamma fino a 12 mesi (e oggi che ha 2 anni e 7 mesi ciuccia ancora!)

    Dici bene, accettiamo di essere mamme imperfette, ‘ché ai nostri bimbi serve anche vederci umane!
    Bacio!

    1. Sono contenta di poter condividere i miei pensieri! Pensa che alcuni mi dicono, non, ma devi obbligarla a mangiare. Ma quando mai? Non ci penso nemmeno. Ieri tagliando dalla pediatra, va tutto ok, mi ha detto quando vorrà mangerà. Grazie per avermi lasciato un po’ di te! Un abbraccio

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