I social media, non sono così pro “social”

Questa mattina mi sono svegliata di umore pessimo: un mal di testa cosmico da ciclo, una notte insonne perché mia figlia ha la febbre altissima da quattro giorni. Un sole che spacca fuori dalla finestra e noi due chiuse in casa. Lo ammetto, come una bambina avevo il magone. Poi, però, ho preso un moment, ho pensato che le cose davvero tristi sono altre e, poltrendo con la mia polpetta malatina, ho preso in mano l’iPhone. Infine, ho aperto Facebook.

Errore.

Nonostante io li utilizzi, i social media sono il male, ne sono sempre più convinta

I social media, non sono pro “social” per niente. Sono, anzi, ciò che tira fuori il peggio di noi, perché si sa, dietro a una tastiera, siamo tutti leoni. Siamo tutti bravissimi a puntare il dito, non solo sulla lettera che vogliamo digitare, ma spesso sulla persona a cui quelle parole sono rivolte.

Senza nemmeno conoscere una briciola di quella persona che, tanto arrogantemente, giudichiamo.

Eh, ma se lei non voleva essere giudicata, non scriveva.

Bella cazzata, questa!

Bella bella.

Il peggio del peggio? Ovvio, sono mamma e allora, vi dico subito i gruppi di mamme o, comunque, qualsiasi post, commento, notizia che riguardi madri, figli o altro ancora.

I gruppi su Facebook: a volte, sono il peggio del peggio

Vi dicevo, ho aperto Facebook e un post ha catturato la mia attenzione: era di una mamma che è uscita una sera, – insieme al figlio di 3 anni -, con un’amica che di figli invece, non ne aveva.

Amica preventivamente avvisata della presenza del bimbo.

Nel post, la mamma scriveva di esserci rimasta male, perché alla fine, nonostante l’iniziale “tolleranza” da parte dell’amica in questione, della presenza del bimbo, la serata era stata un disastro, soprattutto quando suo figlio ha messo le mani nel bicchiere dell’amica.

“Non si mettono le mani nel piatto/bicchiere degli altri!”

A mio figlio, avrò ripetuto mille volte di non farlo, sgridato altre mille ancora, eppure questo non mi ha garantito che, di lì a poco, potesse non rifarlo.

Lo ha rifatto, invece, eccome, e io di nuovo l’ho sgridato, gli ho spiegato. E alla fine, ora non lo fa, lo sa benissimo che non si fa. C’è però voluta tempo, pazienza, la sua crescita.

Questo fa di me una pessimo genitore? Il fatto che mio figlio, alla prima non mi abbia obbedito?

Mettere le mani nel bicchiere altrui, così come una lunghissima lista di tante altre cose, non si fa. Non si fa e credo decisamente, che la mamma in questione si sia comportata con il bambino esattamente come me con i miei: glielo avrà ripetuto allo sfinimento, solo che, quella non era ancora la volta in cui aveva davvero capito che non si fa MAI.

Eppure, sotto a questo post, si è scatenato il delirio:

Donne senza figli, che non vogliono figli, che non sopportano bambini, che gridano all’orrore, al recintateli, non uscite sino ai loro 18 anni, ecc.

Donne con bambini che giudicano chi non li vuole avere. È questo è male, malissimo. Le scelte di vita di ciascuno di noi, vanno rispettate. Ho letto commenti incommentabili.

Ancora mamme che additano la povera mamma in questione, come un pessimo genitore perché non sa educare il figlio e gli lascia fare quello che vuole.

Mamme che ovviamente, siccome ci sono dentro fino al collo, consolano la mamma in questione.

Ma tutti, tutti pronti a dire la nostra in modo giudicante.

E poi, escono frasi come: in certi luoghi i bambini non vanno portati: ristornati, bar, perché danno fastidio.

Ovvio che in discoteca non ce lo porto. Al ristorante però si.

Non spesso.

Anche perché un genitore anche se tale, non è che deve smettere di fare vita sociale, ci vorrebbe solo un punto di incontro da entrambe le parti.

Vivi e lascia vivere, non si dice così?

Se io genitore piazzo mio figlio al tavolo con un iPad a tutto volume, eh si che rompo le scatole e sono maleducato (io non mio figlio). Se mio figlio al ristornate, sta seduto a tavola, non disturba gli altri, ma qualche volta piange e si comporta da bambino, tu che non li hai, forse, lo dovresti tollerare.

Altrimenti arriveremo a esporre fuori dai locali il cartello “io non posso entrare” riferito ai bambini.

E invece, il problema non sono loro.

Restiamo sempre noi adulti e se siamo capre, lo saremo con e senza figli.

Il rispetto. Ecco, oltre alla questione giudizio, c’è quella della mancanza di rispetto.

Da entrambe le parti.

Io non credo proprio che quella mamma non abbia sgridato suo figlio, si è anche offerta di ripagare un nuovo cocktail all’amica. E lo ha scritto. Era solo triste, lei per prima si sentiva pessima e ovviamente, facile puntare i fucili su chi ha già le mani alzate. E siamo diventati bravissimi in questo. Che orrore.

No, non c’è più rispetto e pazienza verso il prossimo.

Nessuno ha voglia di mettersi nei panni degli altri, perché spesso sta già stretto dentro i propri.

Eppure, prima di parlare, o semplicemente digitare, basterebbe fermarsi un secondo e pensare: come mi sentirei al suo posto?

Dietro a quel post c’è in ogni caso una persona.

Io ci sto provando, e se proprio non mi riesce, piuttosto taccio.

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