Allattamento prolungato: quando è la mamma a dire basta

Ora che è passato un po’ di tempo, posso riguardare alcune tappe della maternità con occhi diversi, con il famoso “senno di poi”.


Oggi scelgo, di guardare al periodo dell’allattamento, ma in un momento preciso: quando ho smesso di farlo, dopo 17 mesi con Matty e 25 mesi con Ami.

Perché proprio in questi giorni, mi sono ritrovata a pensarci, a dire la mia a un’altra mamma che si trova ora a questo punto.

Smettere di allattare quando l’allattamento è prolungato, : o perché A) il bambino che decide di staccarsi, o perché B) la mamma che decide di smettere: perché stanca, perché deve iniziare una terapia, perché… perché non le va più.

Poi, in realtà nel mezzo ci stanno mille sfumature, ma mi concentro sul piano base.


Non posso parlarvi del caso A, perché due su due, mi hanno portato a decidere di smettere, loro sarebbero andati avanti, presumo, sino alla maggiore età!

Vi parlo quindi, del caso B, del mio caso B.


Quando sono arrivata al punto di iniziare ad accarezzare l’idea di smettere, era perché non ne avevo più voglia. Si, avete letto bene. Più di tutto, ero anche stanca.

Rivolevo il controllo del mio corpo: una gravidanza dietro l’altra, un allattamento al seno prolungato dietro l’altro..insomma, dal 2013 al 2016 il mio fisico è stato totalmente dei miei figli e, ve lo dico, ne vado fierissima.

Rivolevo il mio corpo. Al tempo stesso, mi sentivo tremendamente nostalgica e in colpa: stavo decidendo di togliere amore ai miei bimbi? Ero così egoista all’improvviso?
Stavo rinunciando a qualcosa che non si sarebbe più ripetuto, mai più perché dopo Ami, sapevo che non avremmo cercato un terzo figlio.


Ambivalente.

Ecco come mi sentivo.

Da un lato la nostalgia, il senso di colpa, dall’altra l’assoluta necessità di riappropriarmi del mio corpo, del mio spazio.
Credo che, a un certo punto, mi sia scattato qualcosa in testa, qualcosa che rendeva ogni poppata fastidiosa, invadente.
Sono onesta, ve lo dico.
Come era possibile?
Non ho smesso in leggerezza, questo no. Alla fine, vigliacca che sono, ho trovato due scuse grandi come una casa per smettere: la prima volta ero incinta di Amalia. Fisicamente non reggevo.
La seconda volta: bronchite e febbre alta per giorni. Perdita di peso incredibile. Insomma stavo davvero male. Fisicamente non reggevo, di nuovo.
Ecco: ho fatto fare al mio fisico, quello che il mio cuore non voleva fare.

Cosa ho imparato con il senno del poi?

Ho imparato che, spesso, siamo noi adulti a farci mille problemi e castelli, mentre i nostri piccolini, sanno adattarsi meglio di chiunque altro.
Ho imparato che, smesso l’allattamento, ci sono altri modi “fisici” e alternativi di farsi le coccole, di ritagliarsi un gesto esclusivo: Mattia ha accarezzato la pelle sopra il mio seno per mesi e ora, si addormenta accarezzando il mio braccio. Amalia, mi accarezza il volto. Quando vuole rilassarsi e ha sonno, mi mette una mano sulla guancia, a volte sul seno, e mi accarezza in un modo tutto suo.

Ho imparato che, bisogna sempre essere sinceri e parlare con il cuore ai nostri figli. Io quando negavo il seno, dicevo loro come mi sentivo, che stavo male, tantissismo, a interrompere, ma che allo stesso tempo ero stanca e nel caso di Ami, che stavo prendendo delle medicine che rendevano il mio latte diverso.
Nessun trucco: cerotto sul capezzolo, aceto ( beh con questo ammetto di averci provato, ma non ha funzionato e poi, stavo peggio: stavo prendendo davvero in giro mia figlia. No, io preferisco essere sincera). Nessun vado via due giorni e poi torno.
Ho imparato che alla fine, è il modo in cui viviamo noi le cose, che influenzano anche loro, i nostri figli (questo l’ho imparato anche nel caso dello spannolinamento).

Se noi siamo serene, i nostri figli lo percepiscono e incontrano meno difficoltà, se noi siamo confuse, li confondiamo a loro volta.

Ho imparato ad avere più fiducia nel super potere chiamato “istinto materno”: nessuno come la mamma, sa cosa è migliore per il proprio figlio. Anche in questo caso. Il che significa che, superata l’ambivalenza, fatto pace con il senso di colpa e abbracciata la nostalgia del tempo che scorre, ognuna di noi, è capace di trovare il modo giusto.

È vero, non è indolore


È vero, ci vuole pazienza (tantissima pazienza), determinazione e coerenza.
Soprattutto Amalia, la mia seconda, aveva delle vere e proprie crisi di astinenza. Impazziva, piangeva, era arrabbiata in un modo incredibile. È come biasimarla?
Finché ho colluso con lei, sentendomi in colpa e al tempo stesso, anche io arrabbiata con lei (insomma, pensavo, sono 25 mesi che ti do il mio seno, perché ora, non posso riappropriarmi dei miei spazi? Sono stanca!), le cose erano abbastanza disastrose.
Quando però, ho fatto pace con me stessa, rimanendo ferma sulla mia scelta, tutto è diventato più semplice.

Del resto, sono convinta, che la maternità abbia le sue fasi, diverse per ciascuna di noi e per ciascun figlio, ma che a un certo punto, non so spiegarvelo, è come se certe cose che ci ostiniamo a mantenere, risultino forzate.
Un po’ come vi dicevo, perché io personalmente, non riuscivo ad abbandonare il mio ruolo di mamma di un neonato. Mi sembrava che meno avessi la possibilità di occuparmi di loro in toto, di essere per loro indispensabile anche fisicamente, sarei stata meno mamma.


Quanto mi sbagliavo…. perché ora con il senno di poi, posso dirvi che anche nella maternità: tutto si trasforma, ma la mamma è sempre la mamma!

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