Le prime due volte che sono nata mamma

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Ci sono notti come queste in cui non riesco a dormire. Sdraiata nel letto, al buio, ascolto il respiro di Amalia, che dorme qui vicino, abbracciandomi (si, allatto, porto in fascia e “coslippo” pure!). Respiro il suo profumo, sa di latte e di sbaciucchio. Ogni tanto si agita, cerca il mio seno muovendo la testa e poi si attacca sospirando beata; la sua manina, ora sul mio petto, a tratti si sposta per toccarmi la pancia. Suo papà e Matty dormono anche loro da un pezzo.

La mia pancia, o come la chiamo io ultimamente, il mio sacchettino vuoto….

La mente vaga e le emozioni riaffiorano. Oggi, per strada, di pancioni ne ho visti almeno tre: uno cullato da un chiama angeli che gli tintinnava vicino, un altro era avvolto in un mini vestito bianco, un altro ancora era stretto dentro a una maglia azzurra. Me li rivedo tutti, come lo scatto di una fotografia. Per me è così, non posso farne a meno: il pancione di una donna incinta mi mette nostalgia. Forse perchè ancora “un giro” su quella giostra lo farei, ma so che non sarà così.

Mamma! Allora non ti bastiamo?

Ecco, piccolini miei, ora potreste anche credere che preferivo avervi nella pancione, ma non è così. Voglio solo dire che il momento in cui vi ho portato dentro di me e ancor di più, il momento in cui, insieme, siamo venuti al mondo – voi come figli e io come mamma – è stato il momento più incredibile della mia vita.

Perché la potenza di una vita che cresce nella pancia e poi nasce, è stupefacente.

È un qualcosa che per una donna ha un significato pazzesco, è la cima della montagna su cui non puoi salire ogni volta che vuoi. C’è un tempo, poi basta. Certo, dopo ci sono molte cose ancora, crescervi per esempio e non è certo cosa da poco, ma se mi allontano un attimo dal punto di vista di mamma e mi soffermo su quello di donna, mi sale la malinconia.

Perché comunque, è un momento speciale, in cui noi donne siamo speciali. Per me è stato così. Le ultime coccole da figlia. Le prime da quasi mamma e il mio corpo che cambia, il cuore che si dilata a contenere quanto più amore io abbia mai immaginato.

Voi siete lo scopo della mia vita, ho studiato è vero, mi sono laureata, ma non ho mai avuto dubbi: tra carriera e famiglia, famiglia tutta la vita. Ho aspettato di incontrare il vostro papà. E non appena è stato possibile, dopo aver pensato alla casa e a qualche bel giretto in moto, abbiamo cercato voi.

La pancia, il mio sacchettino vuoto…. continuo a non avere sonno e così, ripenso al nostro primo incontro e a come non voglio dimenticarne nemmeno un secondo.

È come un esercizio mnemonico: quando posso li ripercorro entrambi con la mente e con il cuore, risento i rumori, gli odori, solo una cosa non ricordo proprio: il dolore. È come un film muto: sai che gli attori parlano, ma non ne senti la voce. So che fa un male cane, ma non lo riesco a sentire. La natura ha pensato anche a questo e con me è stata amica. Sapete il nonno mi ripete da sempre:”Chicca lascia fare alla natura” e come al solito,  ha avuto e ha ragione. L’ho lasciata fare.

Ti racconto Mattia, il giorno in cui ho rotto le acque. Era uno di quelli in cui piangevo per un nonnnulla. Ricordo che poco prima, sono andata nella tua cameretta e singhiozzando ti ho parlato. Il giorno seguente infatti, sarebbe stato quello della data presunta del parto e io accarezzandoti attraverso la pancia, ti dicevo di uscire quando fossi stato pronto. Io ti stavo aspettando. Ero a tua disposizione. Avevo paura? Si. Non avevo idea di cosa sarebbe stato? Ancora sì. E tu, con la determinazione che ti caratterizza, dopo poche ore, mi hai fatto capire che eri pronto a incontrarmi. Ricordo ogni minimo dettaglio di quella notte. E sai una cosa? Alla fine non ho avuto paura. Male? Beh, ti direi una bugia se ti dicessi di no, ma credimi che quel dolore, quella forza ancestrale e disumana che ho scoperto in me, mi hanno trasformata e fatta sentire grande. Il dolore del parto è un dolore speciale, non è come il dolore della malattia che è fine a se stesso, è invece, finalizzato a mettere al mondo i tuoi figli. Per questo siamo in grado di sopportarlo, anche se è il più forte che si possa provare.

Per noi è stato tutto abbastanza veloce, quando ho sentito che volevi uscire davvero, ho spinto con tutte le mie forze,  ogni spinta un urlo e insieme un senso di onnipotenza che mai riavrò nella mia vita. Quando ti hanno messo sulla mia pancia, ho sentito il tuo corpicino muoversi. Che strano! Due secondi prima ti sentivo agitare dentro di me e ora eri lì, cosi piccolino e con gli occhi da cinesino. Il miracolo, il dono per eccellenza, ma ero così travolta e stravolta dalla potenza della vita, che non ho nemmeno pianto. Prima ti ho detto che non ho avuto paura, ma ti confesso piccolino mio, che senza averne coscienza forse un pò ne avevo avuta.

Amalia, con te è stato ancora diverso, ma la stessa potenza, la stessa esplosione d’amore immenso. Con te sono nata mamma bis. E uno pensa: ci sei già passata, stesso viaggio, stessa strada. Invece no. Nemmeno il tuo fisico si trasforma allo stesso modo: sintomi diversi, magari la pancia che diventa più grande della prima volta e dettaglio non trascurabile, questa volta avevo da correre dietro a un topolino di nemmeno due anni. Di sicuro una dolce attesa meno romantica, ma fatta di tante carezze e parole sussurrate nella notte, che, ancora adesso, è solo nostra, Amore MIo.

Ti ho sentita crescere dentro di me con più consapevolezza, le immagini delle ecografie non avevano bisogno di essere spiegate, già ti vedevo anche quando eri un piccolo cuoricino che batteva forte. Ho visto subito i tuoi occhioni grandi grandi e come ti piaceva metterti il ditino in bocca. Quando è nato tuo fratello, vedendolo giorno dopo giorno, l’ho riconosciuto come il bimbo che era nella mia pancia, con te è semmai avvenuto il contrario, tutto ciò che vedevo fuori, confermava quanto avevo già compreso di te quando crescevi dentro di me: sapevo da subito come eri e quando sei nata, io ti conoscevo già. Questo per me è stato nascere mamma bis.

Sei arrivata otto giorni dopo la data presunta, lo sapevo, anche se da mesi sembrava fossi pronta sulla rampa di lancio. Sei determinata come tuo fratello, ma non precipitosa, più riflessiva. Forse non arrivavi perchè tua zia ed io speravamo nascessi con il solstizio d’inverno o qualche giorno dopo e non prima come da data presunta. Così è stato. Quando oramai avevamo prenotato lo sfratto esecutivo, mi sono seduta in camera mia e di papà e piangendo ti ho detto: “dai, Ami, esci vieni da noi”. Accipicchia se ha funzionato. La sera, dopo cena mi hai rotto le acque con un calcio alla Kung Fu Panda che mi ha fatto saltare letteralmente per terra dal divano e dopo basta, volevi uscire. Ambulanza e via, arrivata in ospedale tempo otto minuti di orologio ed eri nelle mie braccia. Era come se ci fossi sempre stata. Ho avuto paura, ero terrorizzata, l’irruenza con cui sei arrivata, mi ha lasciato senza fiato.

Che fortuna! Che dono meraviglioso siete. E c’è chi dice che in fondo, nascono bambini tutti i giorni…. e no cari miei, no. Non è così scontato, non è così semplice.

Vallo a dire a me, quando cercavo Matty e non arrivava; vallo a dire a tutte quelle donne che si sottopongono a qualsiasi cura, pur di avere tra le braccia il proprio figlio. Vallo a dire a tutte quelle donne che di bimbi ne hanno persi, uno, due, tre…E’ un evento straordinariamente naturale. Come si fa a non essere grati?

Io lo sono da quando ho visto quelle due linee rosa. Ancora prima, da quando ho incontrato il vostro papà. Ancora prima, quando penso alla mia famiglia, a come mi ha cresciuto, ai valori che mi ha dato. A come mia mamma mi ha insegnato con l’esempio, a vedere positivo, anche quando di positivo c’è ben poco, partendo dalle piccole cose, come un ballo pazzo che si concludeva con una ribaltata sul divano. Mia? No di mia mamma!

copyright aimperfectmom2016-07-18 23.27.11

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