Tutto si trasforma: dove cresce un bimbo, con lui cresce una mamma

Nulla si crea. Nulla si distrugge. Tutto si trasforma.

Ho in testa questa frase (si, lo so è la legge della conservazione della massa) da giorni.

Tutto si trasforma.

Da quando ho scoperto che sarei diventata mamma, ho vissuto ogni giorno avvolta in un turbinio di emozioni: gioia, paura, malinconia.

Malinconia, si. Il viaggio di una mamma è un parallelo tra la gioia di veder crescere i propri figli e la malinconia del tempo che scorre troppo veloce.

Si, c’è pure ansia, ma quella oramai è di serie.

L’amore tra madre e figlio cresce a suon di strappi: da quello al cordone ombelicale in poi, il compito di un buon genitore è quello di accompagnare i propri figli verso l’indipendenza, fino a che prenderanno la loro strada.

Non racconto novità, lo so.

Una mamma ad alto contatto

Se mi leggete da un po’, saprete già che il mio modo di accudire i miei figli è decisamente ad alto contatto. Allattamento al seno prolungato, cosleeping, Babywearing. Un corpo a corpo e cuore a cuore continuo.

Le parole:”attenta che li vizi”, mi fanno imbestialire, se dette mentre tengo in braccio i miei figli, se dette mentre me li coccolo.

Ho cercato in ogni modo, di non perdermi nemmeno un secondo dei loro primi anni, quelli in cui loro sono il nostro mondo, ma noi siamo il loro. Quelli in cui la parola mamma viene detta, gridata, urlata, milioni di volte al secondo. Quelle in cui al bagno sola, mai e poi mai. Quelle in cui cammini con due braccine che ti afferrano le gambe. Quelle in cui li cambi, li vesti, li metti a letto.

Eppure, anche chi come me, non vorrebbe fare altro che la mamma, arriva a un certo punto in cui un pó inizia a sgomitare: spazio, aria, tempo per se stessa.

Arriva il momento in cui hai bisogno di riappropriarti del tuo corpo, del tuo letto, di un po’ del tuo tempo. Del rapporto e dell’intimità con il proprio compagno o marito.

Il segnale di “stop”, può arrivare da diverse parti, nel mio caso, per esempio, un crollo fisico. Il mio corpo ha gridato: basta, rallenta. Riorganizzati.

Riorganizzarsi: nuovi equilibri

Ho smesso di allattare nel modo meno dolce: una mattina di punto in bianco, ho detto no.

Avevo tentato qualche settimana prima, piangendo in nome di quella malinconia di cui vi parlavo.

Non allatterò mai più.

Una spada nel cuore.

Mi fa male anche adesso che lo ve lo scrivo.

Quella mattina, però, nessun dubbio: giorni di febbre alta, kg persi, insomma dovevo smettere per il mio bene, ma anche per quello dei miei figli.

Cosa se ne fanno di una mamma “rotta”?

Da allora è passato un mese e nel mentre, sto anche incominciando ad addormentare i bambini nella loro cameretta, per recuperare un sonno più riposato e le coccole del mio compagno. Anche solo dormire abbracciati senza invasioni di campo.

Per provare la mancanza che viene colmata, nelle prime ore del mattino, dallo sgaiattolare nel lettone di mamma e papà.

Ho smesso di essere una mamma ad alto contatto?

Assolutamente no è qui, torno alla frase con cui ho aperto questo articolo:

Tutto si trasforma.

Esatto. Sto solo trovando modi alternativi di esserlo. Nuovi equilibri.

Tutto si trasforma.

Anche le coccole che ci scambiavamo sotto forma di amore liquido.

Non è stato semplice, nè indolore. Per entrambe le parti.

Eppure a un certo punto si creano nuovi equilibri e pensi: libertà.

Puoi rimettere quel vestito a collo alto che ti piace tanto, ma che non metti da anni perché per allattare non era adatto. Puoi prenderti un moment (ne dico uno a caso) di nuovo, senza pensare che potresti nuocere a tua figlia.

Il rapporto d’amore cresce e cambia insieme a figli.

Ritagliarsi nuovi spazi. Inventarsi nuovi modi di dimostrare amore.

Me lo ha urlato il mio corpo. Eccome se si è fatto sentire, beh si, anche il mio compagno reclamava giustamente l’esclusiva ogni tanto.

Avevo paura, il cuore mi frenava.

Tutto ciò che mi allontana fisicamente dai miei figli, mi spaventa. Perché ho sempre creduto che così in qualche modo, sarebbero stati sempre mie, come nella pancia; perché così sarebbero rimasti sempre i miei piccolini.

Quando si pensa a una mamma, pensateci, quale immagine vi viene in mente? Difficilmente sarà una donna con un bambino grande. Eppure una mamma è tale sempre.

Dove nasce un bambino, nasce una mamma.

Dove cresce un bambino, cresce una mamma.

Bisogna crescere insieme.

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