Mettersi nei panni dei nostri figli e chiedere a noi stessi se ci piacerebbe essere trattati in quel modo è un ottima prospettiva con cui crescerli

La semplicità di un gesto, come quello di portare alla bocca un fusillo al sugo, con quelle manine paffute, piccoline e morbidose. Gustare il cibo, per imparare a gustare la vita.

Gesti semplici, ma che se osservati con attenzione, commuovono, inteneriscono.

Mangiare un fusillo, quante volte lo farà mia figlia nella sua vita? Tante e sarà una banalità, cosa vuoi che sia mangiare un fusillo al sugo, del resto?

Non è così, le prime volte che proviamo a farlo. È una conquista immensa, che l’occhio adulto poi, banalizza.

Così con tutte le cose che, nella nostra vita sono quasi automatiche, vestirsi, lavarsi, parlare, ma che le prime volte richiedono uno sforzo, una crescita.

Mettersi in questa prospettiva, rende wow, anche fare la cacca, vero? Le prime volte che i nostri figli la fanno da soli, siamo tutte contente!

Mettersi in questa prospettiva, ricorda che la vita è sempre una scoperta, una crescita. Che fatica, anche!

Cosa vuoi che capisca a quell’età!

Di tutte le cose, scritte e dette da Maria Montessori, ce ne è una che, secondo me, vale più di tutte: aiutami a fare da solo.

Perché il bambino è competente, il bambino è una persona, va rispettato come tale.

Ogni cosa va relazionata all’età evolutiva, ovvio, proprio come gioire per un fusillo mangiato da solo a sei mesi, non avrebbe lo stesso senso a diciotto anni, ma il minimo comun denominatore, resta il rispetto per la persona che sono i nostri figli.

Voi ci pensate mai, quante cose impariamo a fare nei primi anni di vita? Ci pensate mai, guardando un piccolo di pochi giorni, quale immenso sforzo di adattamento stia già facendo?

Ma mamma cosa dici? Non sono mica scemo!

Sarà, scontata come citazione, ma io spesso ho immaginato il pensiero dei miei figli come nel film “Senti chi Parla”. Cerco di mettermi nei loro panni e mi chiedo: a me piacerebbe se…

Per questo motivo, ci sono cose che cerco di non fare mai con loro e oggi, le voglio condividere con voi:

  1. parlargli come se non fossero in grado di capire ciò che dico
  2. parlare in loro presenza, come se non ci fossero
  3. dire bugie
  4. Dire NO, senza spiegarne le ragioni
  5. Attribuire un aggettivo alla loro persona (per es, sei cattivo!)
  6. venire meno a una promessa fatta
  7. fare le cose al posto loro, perché “faccio prima e le faccio meglio”

Fondamentalmente sono piccole, grandi regole che mi sono data, perché a volte, per comodità per esempio, ci verrebbe voglia di non dare spiegazioni a un no ( alzi la mano chi non è cresciuto sentendosi rispondere: è No perché te l’ho detto io!), di sgaiattolare fuori dalla porta, mentre lui è distratto così non se ne accorge, dire pappe, invece che scarpe e poi, stupirsi per che a tre anni le chiama ancora così.

Ogni volta che vi relazionate con i vostri figli, fatevi la domanda:” ma se a me dicessero, facessero, trattassero così, mi piacerebbe?”, vi assicuro che spesso la risposta è no.

Io parto da questi no, per rendermi una madre migliore ogni giorno.

Almeno ci provo.

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