C’era una volta un cappotto viola e l’assurda ipotesi di non compralo

La conoscete la storia del cappotto viola?

Ve la racconto.

La storia del cappotto viola è la mia storia ogni volta che entrò in un negozio e vedo qualcosa che mi piace. Con qualcosa che mi piace, intendo qualcosa che quando entra nel mio campo visivo, mi fa battere il cuore.

Si, avete capito bene.

È quel qualcosa che quando la vedo, penso che non dovrebbe mancare mai nel guardaroba di una donna, per lo meno non nel mio.

Resto però, una persona ragionevole, madre di famiglia, con tante spese e pochi soldi, quindi, tento il sabotaggio, la castrazione di un sogno.

Lo provo che tanto (speriamo) mi starà malissimo

Perché se così fosse, se davvero mi stesse malissimo, avrei risolto il problema. Si come con la ceretta: colpo secco e via. Non mi sta bene, non lo compro. Fine. Falso allarme.

Tornate ai vostri posti….

Nessun soldo speso, quando di fatto sei miscia sparata.

Nessun rimpianto una volta a casa, perché tanto “mi stava davvero male”.

Perfetto, quasi indolore. Risata. Satanica, però.

Finisce così, che mi ritrovo nel camerino, davanti a una miserevole disfatta: si, porca miseria! Sto cazzo caspiterina di cappotto viola mi piace! Mi sta meglio di tutti 1537382 cappotti che ho provato da circa un anno a sta parte. E lo voglio.

Sintomi da attacco di shopping compulsivo:

– Palpitazioni

– Occhi a cuore.

– Sorriso diabolico

– Perdita della ragione

Invece del film della mia vita in un secondo, mi passa davanti tutto il guardaroba che ho a casa e i mille outfit che quel cappotto andrebbe ad rendere top.

Calma. Uno sguardo all’ IPhone e soprattutto, all’icona della app della banca. Mi sta gridando: non lo fare! Non lo fare! Ricordi? Devi pagare la bolletta, hai appena speso 104 euro per la revisione della Calderina di casa…non lo fare. Sono pochi, ma ci fai la spesa per tre giorni. Forse, se non vai al supermercato sotto casa.. vabbè sto divagando.

Così, recupero cinque secondi di lucidità. La sfilata di moda che avevo in testa si polverizza e ripongo il cappotto sulla sua gruccia.

Lo appendo alla parete del camerino e lo scruto attentamente: per quello che costa, un prezzo non da alta sartoria, avrà delle cuciture pessime, sarà rifinito malissimo… insomma cerco il difetto. Quello per cui, “ah meno male che me ne sono accorta sennò dai che fregatura????”.

Invece no. Questa volta, costa non troppo, è il cappotto che cercavo da mesi, mi sta bene ( te lo diceva anche la signora in coda per il camerino, quando sei uscita per guardarti nello specchio più grande, da una prospettiva più ampia, con le luci più calde… insomma anche i muri ti dicono: prendilo o te ne pentirai).

Niente, l’app della banca mi torna alla mente, quindi ripongo sconsolata il cappotto tra i suoi fratelli e faccio un altro giro per il negozio. Poi, voglio dire: viola??? Io che total black o non se ne parla?

C’è anche nero… mi lascia andare la ragazza..(maledetta, mi conosce troppo bene).

Lo provo e questa volta si, mi sta davvero malissimo! Oh, meno male!

Libera!

Però, però, però, quella punta di viola li….

Temporeggio, vagando per il negozio, nella speranza di trovare qualcosa di meno costoso, che mi faccia batterè il cuore più del cappotto, o meglio ancora, che mi faccia uscire a mani vuote a causa dell’indecisione tra i due pezzi.

E in effetti, lo trovo: un bellissimo maglione nero (ecco nero, che viola.. quando mai Fede?), messo con gli anfibi a scazzo la morte sua.

Devo provarlo! DEVO. E già che ci sono, riprovo il cappotto, per vedere come starebbe.

Di nuovo???

Insomma, finisce che li voglio entrambi. Disperatamente.

Insomma, finisce che mi costringo a una scelta, anche se per un secondo penso; già che la faccio, facciamola bene… però, no.. prendo solo il cappotto viola.

Anche se, mentre scrivo, confesso che è da ieri sera che penso: potevo prendere anche il maxi maglioncino, se non fosse domenica, avrei chiamato per farmelo mettere da parte.

Esco dal negozio fierissima, ripetendomi, non potevo lasciarlo, non potevo. E poi…me lo merito, perché cavolo ho lavorato 6 giorni su 7, di cui 4 con un mal di schiena epico. Perché ho un brufolo sotto l’occhio, un labbro spaccato grazie a mia figlia, dei capelli orribili.

Esco davvero fiera: con la fila di persone che mi battono le mani per la scelta meravigliosa.

Fino a tre negozi più avanti, dove trovo, mano a mano che mi avvicino a casa, senso di colpa, e i mille “ci sono cascata di nuovo, ci sono cascata di nuovo! Non posso farmi scoprire di nuovo!

E tutto ciò, mi porta al secondo capitolo della storia del cappotto viola.

Eliminare le prove e occultamento del cadavere

Ve lo siete mai chiesto, perché io ami le borse giganti? L’ultima poi, lo è meravigliosamente, (vedi foto)!

Ora avete la risposta.

Vado al supermercato, si quello sotto casa dove spendo all’incirca quello che ho speso per il cappotto.. (ve lo dicevo io!), mentre ripongo la spesa nelle sportine, ne approfitto per incastrare il sacchetto con attaccapanni compreso, dentro alla borsa (:sono riuscita a farci stare anche una scatola di scarpe, una volta) e spero di arrivare a casa prima di Simone che è dalla nonna con i nostri figli.

E ce la faccio.

Sono fortunata: luci spente, silenzio, a casa non c’è nessuno.

Nel tragitto sul bus, ho pensato a tutto, quindi decisa, tiro fuori il cappotto, stacco l’etichetta e la imbosco nella tasca (nel caso ci ripensassi e dovessi cambiarlo), lo appendo nell’armadio come se fosse stato sempre lì. Quasi me ne convinco.

Butto il sacchetto accartocciato nel fondo dell’armadio (si, ho pure sta cosa che non butto il sacchetto) e chiudo l’anta.

È fatta!

Ora mi serve un complice!

Mia sorella.

La chiamo: Samantha ti sei comprata un cappotto viola, che non ti piace come ti sta e quindi, lo hai dato alla tua sorellona.

Chicca… un cappotto viola, io???

Esatto, vedi che quadra? Lo hai scelto viola in un momento di follia e ti sei pentita.

Va bene… ti reggo il gioco.

Sembrerebbe tutto finito, vero?

Ce l’ho fatta! Ho il cappotto, ho vinto la battaglia con la app della banca. Ho occultato le prove, ho una complice.

Perfetto.

C’è solo un problema: non so mentire

Oggi a pranzo, esattamente dopo aver pronunciato la frase (al momento giusto ovvio), sai Simo, mia sorella mi ha dato un cappotto viola che si è presa ma non le piace, io sono crollata, mi sono vista Simone con gli occhioni, indifeso, mentre io peggio di Crudelia Demon gli stavo mentendo, per cosa poi? Meno di 50 euro, spesi in un momento che forse, era meglio di no?

Insomma, gli ho detto la verità.

Tre secondi dopo, avergli mentito.

Poi, ho chiamato mia sorella, le ho detto che era libera dalla menzogna.

Tu non sei normale, Chicca.

No, è vero, non lo sono.

Ho un serio problema.

Però, alla fine, non fumo, non bevo, insomma un pezzo d’abbinamento ogni tanto, equivale a N pacchetti si sigarette che non fumo e grazie al quale risparmio.

Vi state chiedendo cosa mi abbia detto, infine Simone?

“…. cavolo! Potevo comprarmi quella bici di cui ti ho fatto vedere l’annuncio ieri!”

Molto bene.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

* Questa casella GDPR è richiesta

*

Accetto