Quei fiori colorati e il dono del tempo gestito come ci pare e piace: la vita in campagna

Io comunque, nella mia vita passata devo essere stata una come Jane Austin. Di quelle che amano i paesaggi bucolici, sognano il loro principe, leggono libri in giardino baciate dal sole e scrivono, scrivono, scrivono, bevendo litri di tè.

Rapportandomi ai giorni nostri, infatti, sono una di quelle persone che è in grado di scatenarsi nelle cose più frenetiche, per poi riuscire a rallentare, a isolarsi nel verde della campagna. Musica, libri, diari su cui scrivere, qualche film da guardare.

Le stelle da ammirare la sera sdraiata sul prato.

Esatto. Io sono proprio così.

Riesco a passare dalla caotica città, dai giri senza sosta nei negozi, alla quiete degli alberi mossi dal vento. E mi incanto.

Come questa mattina, per il week end siamo saliti qui in campagna – lungo il percorso che da casa ci ha portato al Sassello.

Paesaggi visti e rivisti in quasi 40 anni che vengo qui. E continuo a lasciarmi stupire: dai colori, dalla natura, dalla vita di Paese. Quella che dove vai a comprare, è certo troverai un volto amico.

Quella in cui un caffè al bar, è un caffè non programmato con gli amici.

Ogni volta che vengo qui, sogno. Sogno una vita così. E la immagino migliore di quella che facciamo oggi, persi nella frenesia di chissà cosa. E io, sono la prima a cascarci e ci cascherò ancora, da stasera non appena usciremo dal casello dell’autostrada.

Fiori colorati e il dono del tempo gestito come ci pare e piace

Vengo qui, nella nostra casa di campagna e stacco la spina. La mia radice più grande, quel cordone ombelicale che mi porta dritto alla mia infanzia sino a oggi, avanti e indietro, è qui, a Pontinvrea.

Luogo di discordia tra mio padre e mia madre (che non ama venire qui), eppure per mia sorella e me, il luogo in cui più di tutti sentiamo il legame della famiglia.

Vado avanti e indietro negli anni della mia vita, come un film. Ogni singolo angolo di questo posto, mi riporta a precisi momenti della mia vita, più o meno belli, ma sono tanti.

Così quando ieri sera Mattia piangendo mi ha detto: mamma non voglio tornare in città! Ho pensato che forse, anche adesso come genitore, sto regalando la mia radice ai miei figli.

Qui si è liberi: di muoversi, di sporcarsi, di giocare con l’acqua, di camminare a piedi nudi sul prato, di girare con il sedere di fuori.

Qui si è liberi.

Qui si dispone del proprio tempo come pare e piace, insieme al bene più prezioso che abbiamo: la famiglia.

Qui si impara che anche tra la dura pietra, può nascere un fiore.

Che forse, se non si cadesse vittime della frenesia della vita di tutti i giorni, non si potrebbe apprezzare il dono di alcuni giorni dove tutto si rallenta.

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