Educare i propri figli: Buoni propositi Vs Realtà dei Fatti

Ci sono quelle giornate in cui hai troppe cose da fare: hai da pulire casa, fare ottomila lavatrici, ritirare i panni asciutti, preparare pranzo e cena, finire quel progetto di lavoro che devi consegnare entro la mattina successiva, iniziare quello che devi presentare tra due settimane e tu sei sola tutto il giorno con entrambi i tuoi figli.

Modalità Survival Attivata

È in queste giornate qui, che entra in gioco la modalità “sopravvivenza” perché, non importa come, ma tu devi arrivare all’obiettivo: fare tutto.

La modalità sopravvivenza è quella che fotte tutti i buoni propositi di mamma ineccepibile in stile “Mamma di TopoTip”, al punto che, a un certo momento, se tuo figlio ti chiedesse: posso mangIare il sapone? Tu saresti capace di rispondere si, purché lo faccia subito, si tolga dai piedi e ti lasci finire in pace il tuo lavoro.

Sono quelle giornate in cui iPad sì o no?

La risposta è solo questa: si sì sì sì sì sì.

Oppure: “dai bambini, vi riempio le bacinelle e tutti nella doccia a giocare!”.

Che poi, rispetto alla quantità di acqua e sapone che ti consumeranno, mentre tu continui imperterrita le tue cose, buttando un occhio ogni tanto per controllare che non affoghino, ti sarebbe costata meno una baby sitter.

Sono infine, quelle giornate in cui dopo l’iPad, la doccia, viene la Tv. E ce li facciamo tutti: George, Peppq, Topolino, Dottie, Simone. Tutti, purché tu possa finire il tuo lavoro.

Si, perché ci sono giornate in cui in qualche modo devi sopravvivere.

Eppure lo so, cӏ chi ce la fa a mantenere tutto sotto controllo.

Ho sempre ammirato quelle mamme che ce la fanno: quando sono in casa con i figli, sanno occuparli in ogni modo, perché sanno creare attività ludiche che li intrattengono, che li fanno dipingere, creare oggetti con la pasta di sale e via dicendo.

Io ho provato più volte, ma con risultati pessimi, riassumibili così: casa devastata per utilizzo inadeguato della materia (Del tipo che ho tolto pongo infilato in posti che mai e poi mai, come nei buchini delle ruote delle macchinine, per dirne uno).

Educare i nostri figli è fatica

In queste giornate qui, quelle “Survival Mode On”, tutti buoni propositi educativi, vanno a farsi benedire e lo sai.

Sai che non dovrebbe essere così, ma non puoi farne a meno.

Perché educare propri figli è fatica. Tanta.

Educare i propri figli è esserCI sempre, cioè non avere la testa altrove, ma proprio lì su di loro.

Educare i propri figli è anche questione di buon esempio e buona condotta: non si dicono parolacce, mamma e papà non dovrebbero litigare davanti a loro e tante tante altre cose ancora. La Tv sono qualche minuto al giorno, il tablet no fino a 18 anni. Le patatine no prima di cena sennò non mangi. Anzi le patatine fritte mai e poi mai!

Certo, ma chi vogliamo prendere in giro? Ci sono momenti in cui cediamo al capriccio, in cui nemmeno ci poniamo il problema, perché siamo stanchi. Stanchi di contrattare ogni cosa:

metti il pigiama!

No!

Lavati i denti!

No!

Finisci la pasta!

No!

Educare i propri figli è anche rinuncia, a certe abitudini, che in realtà sono radicate in noi adulti da sempre, ma che un bambino è bene non abbia.

Non vorremmo che i nostri figli crescano smartphone dipendenti? Ecco, allora noi per primi dobbiamo smettere di esserlo.

Vogliamo che i nostri figli dicano grazie e per piacere? Beh, non dovremmo dimenticare mai di farlo noi per primi.

Educare i nostri figli è avere pazienza. Tanta.

Quella di restare lì anche mezz’ora per portarli a riordinare tutti giochi sparsi per casa, senza cedere alla tentazione di urlare loro di tutto, mentre a quattro zampe siamo noi a tirar su tutto. Perché così facciamo prima.

Educare i nostri figli richiede tempo. Tempo dedicato.

Non sempre è possibile, perché lo possiamo dire a qualcuno che,oltre a essere genitori siamo umani?

Accendo la TV, c’è la mamma di Topo Tip che come sempre, serafica, calma e saggia, gestisce senza perdere il lume, situaIoni critiche come il furto di tutti i biscotti con relativa abbuffata di Tip, ovviamente prima della festa per la quale erano stati preparati.

No, lei non incomincia a urlare, a inventarsi qualcosa di commestibile prima dell’arrivo degli invitati, mentre continua a urlare, non diventa verde.. no, lei resta calma e da la giusta lezione al suo topolino. Il mal di pancia che lo colpisce subito dopo, è la sottolineatura di quanto la saggia topolina ha appena detto al figlio. Con calma.

La odio.

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