Lasciare i nostri figli ai nonni o chi per essi, senza andarcene di nascosto, è cosa buona e giusta

Ho sempre odiato il momento in cui, dovendo per forza lasciare i bimbi a qualcuno (nonni, babysitter, il papà), mi veniva detto: “dai vai, presto esci ora che è distratto!”.

No. Non funziona così.

Ho capito che, vedendomi uscire, i miei figli possano scoppiare in un pianto che sembra impossibile da consolare, ma i bambini non vanno presi in giro e soprattutto, i bambini devono imparare a elaborare e a gestire i momenti di distacco.

Scappare di soppiatto, non mi sembra il modo più adeguato per aiutarli in questo.

È vero poi, che, il fatto di sgaiattolare via in stile ladruncola, non rende esenti da una possibile crisi di pianto non appena il “povero” figlio si renderà conto che la mamma “puff” è sparita!

Non si sparisce.

I miei figli li ho sempre salutati prima di uscire di casa. Sempre. A QUALSIASI età. Anche quando avevano pochi mesi di vita. Non solo, ho sempre spiegato loro perché la mamma si sarebbe assentata per un po’ e dove stava andando.

Sempre.

Non importa che tuo figlio non parli, non cammini ancora, che insomma, non sia già un piccolo adulto. I bambini sono persone. Come tali vanno rispettati e trattati.

Questa è la mia regola base. Non mi sono mai rivolta a loro come se non mi capissero.

Per questo, quindi, non ho nemmeno mai ascoltato chi, pensando comunque di fare il loro bene, mi ha detto di scappare “proprio adesso che è impegnato a giocare, adesso che non se ne accorge perchè distratto, perchè non ti vede…” e via dicendo.

Vi spiego ora, anche il perché, secondo me, non andrebbe fatto.

Semplicissimo: se incominciamo ad andarcene ogni volta che nostro figlio è distratto a fare qualcosa, dopo un po’ assocerà le due cose (distrazione=mamma via) e quindi, avremo l’effetto opposto: non ci perderà più di vista. anche andare nella stanza accanto per un secondo senza scatenare pianti disperati, ci sarà impossibile.

Come biasimarlo?

Il messaggio che gli abbiamo passato è proprio quello: quando tu ti distrai, io ne approfitto per andarmene.

Voi non fareste la stessa cosa? Mettetevi nei loro panni. Il risultato finale sarebbe sempre uno stato di allerta, perchè non si sa mai quando la mamma potrà andare via di nuovo.

Lo so, qualunque cosa fatta per amore dei nostri figli, è  sempre a fin di bene: perché uscire sentendoli urlare mamma e piangere disperati, fa male al cuore, te lo strappa proprio. Perché anche chi si occuperà di loro in nostra assenza, non abbia difficoltà a gestire un eventuale crisi di pianto.

È tutto vero, ma se stringiamo i denti, lasciamo sanguinare un pochino il nostro cuore, e affrontiamo  insieme ai nostri figli il momento del distacco, si creerà un base per un rapporto di fiducia.

Il bambino imparerà che, la mamma lo saluta sempre prima di andare via, non gli piacerà in ogni caso, ma imparerà anche che la mamma poi, torna.

I primi tempi non è facile, ma poco alla volta le cose migliorano.



Per quanto mi riguarda, ho sempre fatto in questo modo.

Vi assicuro anche, che il cuore mi faceva e fa tanto male, quando succede. Sono convinta però, che sia giusto così.

Ci sono mille alternative alla fuga di nascosto: basta trovare quella giusta per noi.

Per Mattia e me, per esempio, abbiamo trovato questa, che, magari potrà ispirare anche qualcuno di voi:

la tasca dei baci

Non mi faccio vanto di un’idea che non è totalmente farina del mio sacco. Grazie ad una mia cara amica, infatti, ho scoperto questo libro:

ZEB E LA SCORTA DI BACI di Michel Gay

Si tratta di un meraviglioso racconto che ha come protagonista una piccola zebra che sta per partire per il campo al mare. Quando Zeb (questo è il suo nome) realizza che dormirà lontano da mamma e papà, si spaventa e pensa che sentirà tanto la mancanza dei loro baci del buongiorno e della buonanotte. Per questo motivo i suoi genitori hanno un’idea per aiutarlo e la mattina della partenza, oltre alle valigie, gli preparano una scorta di baci! Mettono cioè in una scatoletta dei foglietti con sopra stampati due baci: quello con il rossetto è quello della mamma, l’altro è del papà. In questo modo, ogni volta che Zeb ne sentirà il bisogno, potrà aprirne uno e avvicinarlo a viso.

Partendo da questa bellissima storiella, io ho inventato “la tasca dei baci”. È nata una mattina dei primi giorni di asilo di Mattia. Prima di salutarci, ho aperto una taschina del suo grembiulino e l’ho riempita letteralmente di baci, si sì ho proprio mandato tanti miei baci nella tasca. Ho detto a Mattia: quando la mamma ti manca, apri il taschino e un suo bacio speciale volerà sul tuo nasino.

E’ un piccolo gesto, una coccola tenera, ma per quanto ci riguarda, fa stare bene entrambi e ci rende complici.

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