Non possiamo essere per i nostri figli, come l’edera per i muri

Diventare madre mi ha appagato come nulla mai nella mia vita. Non c’è giorno in cui io non ringrazi il cielo.

Diventare madre è stato il mio punto 2.0.

Ho scoperto risorse in me che non sapevo di avere, ho acquisito maggiore consapevolezza.

Da quel giorno, passo le mie giornate a crescere i miei figli più veloce di quanto immaginassi, li vedo cambiare alla velocità della luce.

Stando al loro fianco, corro come non mai e penso: ma non vanno troppo in fretta?

Già! settimane che durano un giorno, mesi che durano una settimana, anni che paiono “corti” quanto un mese. Eh, ma prima che inizierà a camminare… e ti ritrovi che corrono come delle lippe. Eh, ma prima che andrà alla materna, e ti ritrovi che tra poco più di un mese inizia il secondo anno di asilo.
Le giornate passano e tu cerchi di non perdere di vista niente: i loro mille passi al minuto, i tuoi per stargli dietro, o per scappare un po’ più avanti e recuperare un po’ di spazio per te stessa. Il tuo rapporto di coppia, i tuoi interessi.

Nonostante questo, ogni tanto rischi, rischi di perderti qualche pezzo.



Così, in una giornata no, ti senti sospirare, pensare che nessuno ti capisce, ti coccola, senti una mancanza, come donna. Poi, in quella stessa giornata no, ti senti sospirare e dire: ” ah, ma alla fine cosa mi importa, io ho loro, i miei figli, i miei cuori!”.

Come è vero, come è meraviglioso che tu sia mamma.

Subito dopo ti fermi e quasi a voce alta ripeti quella frase: meno male che ci sono loro.
No, non va bene. Tu non puoi essere per loro come l’edera. Tu devi lasciarli andare, tu devi godere di loro, ma non puoi pensare che loro siano ciò che riempie quel vuoto che sentì.

Loro vanno veloci, loro crescono veloci e un giorno andranno per la loro strada.

Un giorno più vicino di quanto ti possa sembrare. Ed è normale così.

Dopo resti tu, resta la coppia, il tuo compagno/ marito e tu., resta la tua quotidianità senza pannolini da cambiare, mamma urlato mille volte al secondo, dieci pranzi e cene diverse da preparare per accontentare i gusti di tutta la famiglia. Compiti da controllare, grembiuli da stirare. Perché loro, i tuoi figli, cresceranno e avranno un mondo da scoprire, lo stanno già facendo del resto, con te a fianco a tenergli la mano, ma poi, la lasceranno. Se avrai fatto bene, sarai sempre il loro porto sicuro, ma comunque salperanno.

Quando accadrà ciò che ritroverai allora, è ciò che coltiverai negli anni precedenti, proprio in quelli in cui correvi veloce dietro ai tuoi figli, in cui ti consolavi delle tue giornate no, delle tue insoddisfazioni, delle tue frustrazioni pensando: tanto ho loro i miei figli.

Bisogna rallentare prima, cercare i propri spazi, cercare di non perdere di vista quello che siamo in funzione di ciò che saremo.

Che dono immenso la maternità, vedete?

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