Insegnate ai vostri figli a dare un nome alle emozioni, mostrandogli le vostre

Tu chiamale se vuoi, emozioni…
Diceva così una bellissima canzone.

Emozioni, una tavola di colori con cui disegnare e pitturare la nostra vita.

Perché oggi, mi sono venute in mente? Perché io vivo di emozioni.
Sono un’emotiva cronica orgogliosa.
C’è dell’altro.
Stamattina per, credo, la milionesima volta, ho guardato Inside Out.
Rispetto agli ultimi usciti, questo secondo me, è uno dei più bei cartoni della Disney.
Il primo che ho visto con Mattia per più di dieci minuti consecutivi. Adoro ogni singolo personaggio e, tutte le volte, piango.

Allora, come al solito, strizzo per bene il mio vissuto e provo a metterlo nero su bianco.
Le emozioni sono una gran cosa, ma spesso spaventano. Secondo me poi, non tanto il fatto di provarle, ma quello di mostrarle al mondo.
Siamo cresciuti in mezzo a frasi del tipo:” non piangere, è da femminuccia!”, “se piangi, che uomo sei?”.

Bella roba!

Io invece, voglio crescere i miei figli insegnando loro che chi sa mostrare le proprie emozioni, non è debole. È forte, anzi fortissimo.
Voglio insegnare loro, che il debole è colui che deride chi mostra le lacrime e soprattutto, ne approfitta.

Oltre a una buona educazione, prima ancora, al sentirsi amato incondizionatamente, vorrei che i miei figli si sentissero sempre liberi di esprimere il loro sentimento.

Fin da i primi mesi di vita, ho parlato loro di gioia, tristezza, rabbia, disgusto, paura.
All’inizio ero io a dare un nome alle emozioni di Matty.

Se lo toglievo dall’altalena e lui piangeva a dirotto, gli dicevo: “so che sei arrabbiato, ma…”.
Quando mi sono trovata a piangere davanti a lui, io gli ho detto: “la mamma è triste”.
Il limite a cui bisogna fare attenzione, è quello di non imporre la propria interpretazione.

C’è differenza tra il dire:” copriti che hai freddo!” e “hai freddo? Vuoi una maglia?”.

Nel primo caso siamo noi a sostituirci al bambino; nel secondo, rispettiamo la sua persona senza imporci.
Lo stesso vale quando si cerca di aiutare i propri figli a elaborare le proprie emozioni.

Mattia oggi, ha tre anni e mezzo. Quando si arrabbia mi dice: mamma sono arrabbiato!
Oppure: mamma sono triste, quando magari sono stata via qualche ora e a lui “sono mancata”.
La prima volta che me lo ha detto, aveva poco più di due anni. Ha saputo riconoscere questo sentimento, perché io gliel’ho mostrato. Quando? Ogni volta che sono stata lontana da lui e tornando gli ho sussurrato all’orecchio: “mi sei mancato, sai?”.
Con Amalia sto facendo la stessa cosa.

Sembrerà una banalità, noi siamo abituati a leggerci dentro.

Se siamo arrabbiati neri lo capiamo eccome e sappiamo riconoscerne anche le reazioni del nostro corpo. Eppure, se ci pensate, spesso capita di sentirci confusi. Di non riuscire a capire come ci sentiamo in quel dato momento. E stiamo male.

Sono un’emotiva cronica orgogliosa.

Quanto è bello saper godere delle emozioni che la vita ti può regalare?
Piangere di gioia, ma anche di tristezza; di quei bei pianti liberatori che ogni tanto viene voglia di fare. Di una risata a squarcia gola, della paura di non farcela e dell’euforia quando invece, ti accorgi che ti sbagliavi e anzi, ce l’hai fatta eccome!
Quanto è bello non aver paura di dire ti voglio bene, di abbracciare e di baciare.

 

Sono un’emotiva cronica e lo mostro al mondo.

Questo a volte è stato un limite: quando avrei voluto mostrarmi sicura, per esempio, e invece mi sudavano le mani e parlavo a razzo (si, un colloquio di lavoro, un esame all’università). Nonostante ciò, mi sono laureata a pieni voti, ho sostenuto diversi colloqui e trovato più di un lavoro.

Allora ecco un’altra cosa che voglio insegnare ai miei figli: le emozioni sono una ricchezza e come tali non sono un dono per tutti.
Per questo motivo, anche un fiume in piena va arginato.
Mai represso.

2 Comments

  1. Bellissimo post Fede! Davvero bello! Da qualche tempo ho iniziato un percorso personale sulle emozioni, per riconoscerle e descriverle, non a caso ho cambiato il nome al mio blog. Grazie per questo post, mi hai fatto riflettere molto su come insegnare a riconoscere le emozioni ai nostri figli, in parte giá lo faccio ma devo sforzarmi di farlo di piú. Ti leggeró assiduamente!

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