Dopo tutto, sono “solo” dieci anni che ci conosciamo, ciao amica cuffia

Oggi è il giorno in cui ci salutiamo.

Le nostre strade si dividono qui, care cuffie.

Stasera, forse un pò emozionata, dirò per le ultime volte:

“Benvenuto sono Federica, come posso esserle utile?”

Doveva essere un viaggio breve, il nostro; giusto il tempo di laurearmi e fare altro e invece, alla fine, ci siamo sopportate e supportate per anni.

Ho atteso di fare il colloquio, quello che ci avrebbe unite per dieci anni, su questa panchina, perché come al solito ero in anticipo. Mi sono seduta lì, con la compagnia dell’incertezza (mi prenderanno? sarò capace?) e della voglia di iniziare.

Oggi da questa panchina mi alzo, avendo qualche anno in più, un pò più di consapevolezza di me stessa e comunque, sempre con incertezza e voglia di iniziare al seguito.

Mi guardo indietro, un attimo, il tempo per vedere come è grazie a te, che sono arrivata dove sono, che ho realizzato il mio sogno più grande: la mia famiglia. Due bimbi meravigliosi.

Oggi è arrivato  il treno che aspettavo, non ha ancora una meta, ma ho la motivazioneè questa é la mia benzina.

Abbiamo avuto giorni in cui ti avrei lanciato dalla finestra, molti giorni, e se avessi voce anche tu, probabilmente mi diresti che è stato reciproco.

Quante volte avrei voluto dirti, come faccio io oggi, basta ti saluto, ho studiato anni, ho ambizioni diverse, non ce la faccio più.

Eppure, con te ho imparato molte cose e con te, credo, di aver parlato con mezza Italia.

Mi porto via, prima di tutto, il rispetto per chi svolge il mio stesso lavoro. Dimostrarlo è molto semplice: basta dire “grazie, buona giornata e BUON LAVORO” alla fine di ogni conversazione. Quel “buon lavoro”, quando me lo hanno detto, ha strappato sempre un sorriso, mi ha fatto proprio piacere, perché ho sentito che mi veniva riconosciuta una professionalità,.

Come sai, troppo spesso, la gente pensa che ci provavamo gusto, tu ed io, a chiamarla proprio mentre stava mangiando, facendo il pisolino, rilassandosi e quindi, che fosse giusto mandarci a quel paese, buttare giù il telefono. Quella gente avrebbe dovuto sapere che nemmeno tu ed io avevamo voglia di farlo, ma a fine mese la non voglia non paga.

Mi hai insegnato a lavorare in gruppo. Il lavoro condiviso é un bellissimo lavoro, a volte faticoso è vero, perché per lavorare in team, ognuno deve fare la sua parte e non sempre è facile. Bisogna saper trovare un punto di incontro, aiutarsi a vicenda, muoversi insieme verso l’obiettivo.

Mi hai insegnato a comunicare con le persone meglio di quanto facessi prima, ad allenare la mia capacità di adattamento, a tollerare i cambiamenti, a fare più cose in contemporanea (ah no quello lo sapevo fare già).

Mi hai dato la possibilità di trovare tanti tesori: la persona che amo, i figli che amo, la casa in cui viviamo. La possibilità di sentirmi indipendente e autonoma. Milioni di vestiti, borse e scarpe. Le vacanze in montagna, i giri in moto.

Sei stato il mio primo lavoro a tempo indeterminato.

Ho conosciuto colleghi che giorno dopo giorno, sono diventati amici veri, che fanno parte della mia vita, della mia quotidianità, per i quali provo profondo affetto e tanta stima. Con altri magari ho legato meno, ma salire e scendere da un piano all’altro, salutare e sorridersi, beh questo l’ho sempre fatto.

Non ho mai imparato a prendere meno seriamente alcune situazioni, è il mio carattere e questo ha inciso parecchio. Sono stata male tante volte, in ansia come prima di un esame. Ora so che in parte dipende tal tipo di lavoro, ma altrettanto dal mio modo di viverlo.

A me piace fare le cose bene e a volte, non sempre è possibile. Ci vuole il compromesso e spesso, non l’ho trovato.

La vita è un susseguirsi di cambiamento e adattamento, adesso che ho fatto il cambiamento più grosso grazie a te, mettere su famiglia, l’adattamento alla nuova condizione di mamma, mi impone di salutarti.

Lo faccio serenamente, prendendo questo momento come un’opportunità per cercare di reinventarmi, anche a 39 anni suonati. Di nuovo, mi stai facendo un regalo.

E’ un salto nel vuoto, un rischio, un gioco d’azzardo. Nella vita però, si dice anche “aiutati che Dio ti aiuta” e allora vado.

Grazie di tutto amica cuffia.

Resterai sempre un pezzo importante della mia vita.

Federica

2 Comments

  1. Bel post… mi hai aiutato a dare un volto a tutte quelle voci che… (diciamocelo…) quasi quotidianamente ti chiamano all’ora dei pasti, o appena ti sei seduta un secondo sul divano. Spesso è vero ci dimentichiamo che dietro a quelle voci ci sono persone che l’ultima cosa che vogliono fare è rompere le scatole, ma semplicemente stanno lavorando. Ti auguro di trovare presto la tua meta: di benzina, come dici tu, ne hai a sufficienza. Buona fortuna

    1. Ti ringrazio per le tue parole! Oggi, primo giorno da mamma full time, mi sento strana un misto tra o mamma mia e ora? E un Evviva ora posso fare qualcosa che mi piace!
      Hai ragione, quando non ero in ufficio e ricevevo mille mola chiamate confesso che a volte è stato molto difficile rimanere educata,, educazione che perö deve essere reciproca. Ci sono operatori che sono tutto tranne gentili ed educati. Grazie ancora di cuore per ile tue parole!

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