Sbagliando si impara anche a tollerare la frustrazione di un fallimento

Sbagliando si impara.

Già.

Chi non fa, non sbaglia.

Già già.

Non riesco a decidermi: saranno verità, o solo un modo di indorare la pillola quando, di fatto, hai commesso un errore?

Si, un po’ come la cosa che, schiacciare una cacca, porta fortuna. Perché, onestamente, quando mi è capitato, mi ha portato solo una grande incazzatura.

Sbagliando si impara

Quanto mi arrabbio quando sbaglio? Quanto mi logoro? Quanto mi fustigo?

Troppo. Ed è inutile dire: L ma fa lo stesso, succede”.

No.

Oggi ho sbagliato. Una cosa di “lavoro” e, a parte il pensiero: “poteva andare peggio se avessi sbagliato con i miei figli”, (che ne so, una medicina per un’altra), non mi consola nulla. A dirla tutta, non se nemmeno se si sia trattato effettivamente di uno sbaglio. Diciamo così: non ho fatto bene i compiti, come avrei voluto.

E poi, posso confessarvi una cosa?

Non riuscire a incassare un fallimento, beh, non è nemmeno un buon esempio per i miei figli.

Ah! Ecco qui, il vero nocciolo della mia questione. Il vero motivo per cui sono qui a scrivere. Del resto, io scrivo solo quando sono emotivamente colpita e instabile (cioè per la maggior parte della mia vita, penserete), per un fatto, una situazione, che mi accade e coinvolge.

Sbagliando si impara

Quante volte lo avrò detto ad altri. Pure con convinzione. Perché quanto non si tratta di noi stessi, è molto più semplice.

Ci credo sul serio quando lo dico per confortare qualcuno. Perché voglio dire, l’errore ci sta, no? Un esame non passato all’università, una lavatrice sbagliata (sì, anche questo), un errore sul posto di lavoro. Altrimenti, saremmo tutti dei robot.

Quando però, si tratta di noi stessi, chissà perché, le cose sono molto diverse.

Io per esempio, con me stessa sono davvero severa. Non me le perdono facilmente.

Allora, pensavo proprio a questa cosa, oggi, mentre mi fustigavo da sola, camminando sui ceci e altro ancora:

Ai miei figli però, non dovrei insegnare che si può anche fallire, a volte, ma che c’è sempre il modo di risalire?

Che il valore, l’autostima, di ogni persona, non è legato a quella data cosa che riesce male, o riesce bene?

Non so benequale sia la formula per crescere figli con una buona autostima, buona nel senso anche di equilibrata: una via di mezzo tra “sono un dio in terra” e “faccio schifo, non valgo niente”.

Di sicuro c’entra quell’amore incondizionato per i propri figli, quello che ti fa dir loro: “ mi piaci così come sei”, “ti amo proprio per come sei”. Senza voler nulla in cambio.

Poi, però, c’entra anche la capacità di saper incassare i colpi bassi, di saper riconoscere eventuali errori e imparare da questi.

Facile a dirsi, un pò meno a farsi. Eppure, anche da quello che mi è successo oggi, ho appreso qualcosa, che non dimenticherò più, ne sono certa.

Allora, forse, sbagliando si impara non è un semplice consolazione. È una saggia verità.

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