L’ora della buonanotte

La sera, prima della nanna, mi corico nel letto in mezzo ai miei figli. Guardiamo un piccolo video, un episodio o pezzetto di film che sia, poi, ci diamo mille baci della buonanotte e altrettanti: mamma ho sete, mamma pipì, mamma vado a dare ancora un bacino a papà… Qualche calcio, una manata in faccia, la lotta per la coperta, visto che siamo in tre in un letto singolo. E poi, qualcuno, in genere Mattia, diventa improvvisamente logorroico, travolgendomi con i racconti della giornata, con la risposta alla domanda; come è andata oggi all’asilo? Solo che lo avevo chiesto 5 ore prima….

E così, con una manina che mi accarezza il viso, quella di Amalia, un braccio incastrato sotto al collo, quello di Matty che vuole la mia mano per addormentarsi, scivoliamo nel mondo dei sogni tutti e tre. Certo, io in realtà dovrei stare sveglia….ma coricarmi, al calduccio, con la luce soffusa e senza occhiali sul naso (se non li tolgo mi riprendono), la stanchezza della giornata… insomma finisce che, per Simone, che mi aspetta di là in sala sul divano per guardare un film, risulto non pervenuta sino a notte inoltrata: orario variabile.

I miei figli, dunque, non sono ancora capaci di addormentarsi da soli. Sono io che non gliel’ho mai insegnato, perché se tutto nasce da un loro bisogno, ora tutto persevera per un mio di bisogno: stringerli forte a me ancora per un po’, prima che arrivi quel periodo..”Ciao Ma! Io Esco!”.

Sarebbe l’ora che….

Sarebbe l’ora che… lo so, sarebbe l’ora che mi occupassi anche di questo, come ho già fatto con la questione spannolinamento e poi, ancora con l’allattamento prolungato, ma io non sono pronta. Non sono pronta a perdere anche questo nostro momento.

Eppure, non sono una mamma che non stimola la loro autonomia, anzi, ma in queste cose, assecondo il loro ritmo e il mio.

Addormentarsi tutti e tre abbracciati: quel pezzetto di cordone ombelicale che non riesco ancora a tagliare di netto.

Che sto cordone benedetto, me lo immagino fatto di tanti filamenti e ognuno di essi, scandisce le tappe del rapporto con i miei figli: prima in un unico corpo, poi, separati, ma legati da quell’amore liquido, che ti incanta e catapulta il un mondo magico, poi poco alla volta, si taglia un pezzetto, un altro ancora…

Io mi aggrappo al momento della nanna… quello in cui al momento restiamo legati a doppia mandata.

Cerco come posso, di rallentare l’inesorabile velocità del tempo che scorre, di quel tempo dove i miei cuccioli sono tali, dove anche se vorrei riuscire a fare una pipì in bagno in santa pace, alla fine mi inebrio anche di quei piccoli preziosi momenti.

Barcamenandomi in quell’ambivalenza continua tra voglio la mia libertà, i miei spazi e allo stesso tempo, dedicare ogni secondo ai miei figli. Per non perdermi nulla.

Esattamente come le mie sere: rivorrei il film sul divano abbracciata a Simone, ma al tempo stesso non posso addormentarmi senza quelle manine sul viso, quei corpicini caldi e profumati di noi. Senza quella posizione così scomoda, ma che sa così di casa, di amore.

In nome dei figli, in nome della coppia

Eppure, sarebbe l’ora che…

Lo sarebbe anche per amore di Simone, che oramai da anni mi aspetta su quel divano, per le nostre maratone serie tv, per le nostre litigate su quale film vedere, per addormentarci insieme.

Perché durante il giorno, ci si vede solo alla mattina e all’ora di cena.

Perché alla base dell’essere due buoni genitori, c’è anche una coppia che non si perde di vista.

Così, diventa tutto complicato. Perché vorrei entrambe le cose: le manine dei miei figli sul viso prima di addormentarmi e le braccia forti del mio compagno in cui rifugiarmi ogni sera.

Eppure, prima o poi, accadrà. Accadrà che io debba lasciar andare anche questo pezzo di cordone, a cui mi aggrappo disperatamente. E so che in questo, di nuovo mi aiuterà proprio lui, Simone. Un po’ lo odierò, mi farà arrabbiare. Possibile che tu non capisca? Gli griderò… ma lui, deve farlo. Quando è il momento.

Perché alla fine, il compito dei papà è anche questo: riportare equilibrio tra le parti. È l’ingrato compito di chi viene e rompere un po’ le uova nel paniere, dicendomi: è ora di crescere ancora un po’.

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