(Non) Voglio vivere cosí

mafalda basta

Non si capisce bene il perché, ma se oggi non si lavora almeno dodici ore al giorno, allora non hai il senso del dovere, per dirla in parole povere, sei un fancazzista.
Passiamo piú ore nei luoghi di lavoro e con i colleghi, di quanto ne passiamo con i propri cari. Non me ne vogliano i colleghi.
La cosa meravigliosa è che lo facciamo, per lo piú, per sbarcare il lunario. Per sopravvivere. Lavori che non ci appagano e che ci pagano poco. Il prezzo da pagare per noi, però, sempre troppo alto: Il nostro tempo. Figli fatti crescere da terzi, nella migliore delle ipotesi i nonni.
Che me ne faccio di una vita passata a rincorrere chissá cosa, se questo mi porta lontano da ciò che voglio davvero? Per me godere della mia famiglia, per altri esplorare il mondo, per altri ancora dedicarsi a un hobby. Magari tutte e tre le cose insieme. Non c’è piú equilibrio e nemmeno serenità. Basta entrare in un supermercato aperto tutti i giorni almeno sino alle 21, se non 24 ore.
Sí, sono una si quelle che rimpiangono i vecchi orari, eppure mi fa comodo avere il supermercato sempre aperto sotto casa. Ma rimpiango le domeniche di riposo effettivo (lo so certe professioni questo privilegio non lo avrebbero a prescindere), eppure una volta la spesa la si faceva il sabato e la domenica non si moriva di fame, no? Lo stesso nelle festività: Non ricordo un Natale in cui abbiamo digiunato perché i negozi erano chiusi.
Ora è diverso, si è creato un circolo vizioso che rende indispensabile ciò che prima non lo era: Vivere per lavorare.

Non sono d’accordo.
Per carità, è la mia opinione. Molti di voi avranno giá smesso di “leggermi” da un pezzo.

Resto dell”idea che, semmai, io lavoro per vivere e questo, nel mio mondo ideale, significa che dopo il dovere viene il piacere. Che una parte della mia vita inevitabilmente la dedico al lavoro, ma il resto lo dedico alla mia famiglia, a me stessa, a esplorare il mondo. A guardare le stelle.
Invece no. Qui siamo tutti in un vortice di orari, impegni.
Siamo tutti stressati, non guardiamo davvero ciò che abbiamo intorno, cerchiamo solo di stare a galla.
In tutto questo, ciò che abbiamo perso è la libertà di scegliere: si fa sempre di piú, essendo sempre piú insoddisfatti.

Di cosa ti lamenti Federica?

Lo so, Io sono fortunata, posso stare a casa con i miei figli sino al compimento del loro primo anno vita. Per molte, troppe, mamme non è cosi. L’idea di rientrare al lavoro quando Matty e Ami avevano solo quattro mesi, mi strazia il cuore. Eppure molte non hanno alternative. Perché?
Perché devo vivere in uno Stato che grida a gran voce fertility day, che ci ricorda che l’orologio biologico di una donna scade, che si rammarica perché le nascite sono diminuite. Che ipocrisia.

Quando ci siamo battute per emancipazione femminile, per come la vedo io, lo abbiano fatto per rivendicare i nostri diritti e non per diventare uguali agli uomini. È finita così che, invece, oggi c’è una gran confusione.

Se la natura ha deciso che una donna può diventare madre, allora non capisco perché avere gli stessi diritti di un uomo, senza però rinnegare questa parte, sia così difficile.
Mica si chiede ti tornare indietro chissá dove, basterebbero orari lavorativi piú flessibili, piú orari part time, per dirne alcune.

Io sono fortunata, io ho la possibilità di esercitare un mio diritto di donna e mamma lavoratrice.

Nel mio mondo ideale, anche i papá dovrebbero potersi godere di più la propria famiglia, il proprio tempo. Ogni mattina, mentre vedo uscire Simo alle otto, per poi vederlo tornare dodici ore dopo, se va bene, penso che anche lui avrebbe il diritto di vedere Mattia che impara una parola nuova, che per la prima volta parla di se stesso in prima persona. Di vedere Amalia muovere i primi passi o altro ancora

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Libertà di scegliere come gestire la propria vita.
Si, sveglia Federica non sei nella tua utopia, sei nel mondo di oggi. Orrore

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