Mamma, perché ci hai messo in questo (brutto) mondo?

Ogni volta che guardo un tg e, vi confesso, da quando sono mamma non capita poi così spesso, penso ai miei figli. Penso che se avessero l’età per comprendere in che società viviamo, non potrebbero fare a meno di chiedermi:

Mamma perché ci hai messo al mondo?

Già, quante volte ce lo siamo sentite dire da qualcuno: “fosse per me figli non se ne farebbero più”.

Giusto qualche settimana fa, un signore mi ha intrattenuto una buona mezz’ora per dirmi che, pur essendo padre, orami quasi nonno, già trent’anni fa, “non avrebbe fatto figli, figuriamoci al giorno d’oggi!”.

È un mondo brutto: anche una positiva come me, sentendo certe notizie, non può fare a meno di rattristarsi e domandarsi:

In quale mondo lascerò i miei figli?

Eppure non posso fare a meno di pensare che in qualsiasi epoca passata, ci sarà stato sempre qualcuno che la pensava esattamente come quel signore al bar.

In quale mondo ci hai messo, mamma?

Lo so, se i miei figli avessero l’età per vedere davvero il mondo di oggi, se avessero già quello sguardo disilluso e cinico che purtroppo, troppi di noi hanno, me lo chiederebbero eccome.

Diventare genitore è un gesto egoista.

Quante volte l’ho pensato.

Io non avrei mai potuto rinunciarci.

Non avrei mai potuto scegliere di non avere figli.

Nonostante fossi consapevole degli orrori che ci circondano, del fatto che nulla va come dovrebbe, che si studia anni e poi, magari per molti più anni ancora non si trova lavoro. Nonostante  “ama il tuo prossimo come te stesso” troppo spesso, è giusto una frase fatta, nulla di più, perché la gente è sempre più  indifferente, guarda avanti e se abbassa lo sguardo, è solo per evitare di inciampare in chi, caduto a terra chiede aiuto.

Diventare genitore è un atto di incoscienza e di speranza.

Proprio per quel classico meccanismo mentale che ci fa dire:” non capiterà proprio a me che”. Sì, quel pensiero che ci facciamo quando sentiamo cose orribili, in seguito ai quali ci chiudiamo a riccio, tiriamo su barriere e pensiamo al nostro orticello.

Se i miei figli avessero l’età per comprendere davvero che ci sono madri che uccidono figli senza pietà, che ci sono uomini così crudeli che in nome di un loro dio, si fanno saltare in aria in mezzo alla gente che non è in trincea, no, ma in un bar a prendere un caffè, in un ristorante mangiare la pizza, a passeggiare nella strada più importante della città.

Se i miei figli potessero comprendere che ci sono uomini che uccidono le proprie donne, considerate come oggetti di loro proprietà.



Se i miei figli davvero, potessero vedere come va il mondo, sicuramente mi chiederebbero perché li ho voluti mettere in mezzo a tutto questo. Potrebbero odiarmi, perché capirebbero bene che non sarà per niente facile crescere.

Diventare genitore è anche un gesto di coraggio.

Vuol dire prendere il proprio cuore e lasciarlo libero di crescere e trovare la propria strada. Perché molto spesso si ha paura: di fare male, di non essere all’altezza, di perderli.

Se davvero, i miei figli mi chiedessero il perché, potrei solo rispondere che non avrei potuto perdermi per niente al mondo, il loro sorriso, la loro luce negli occhi, il loro odore, le loro manine che mi accarezzano. Non mi sarei persa per nessuno motivo, il nostro primo abbraccio, il nostro primo bacio.

Non mi sarei privata per nessuna ragione, della gioia immensa che mi procura amarli.

Potrei dire loro che la mia vita è un’altra da quando sono arrivati, che ho paura, certo, che se mi fermo a pensare, potrei assumere quello sguardo brutto, ma non lo faccio.

Guardo invece, loro, e vedo amore e sento amore e sono amore. Restringo lo sguardo al nostro “giardino” e ogni giorno, mi impegno per curarlo, crescerlo, convinta che è da qui, che si parte per costruire un mondo migliore.

Con la speranza nel cuore.

Perché vi ho messo al mondo?

Vi ho messo al mondo, figli miei, perché sono un’egoista, incosciente, coraggiosa.

Colonna sonora del post: Jess Glynne – Take Me Home

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