Istruzioni per l’Uso: come gestire il tuo bambino al parchetto

Scrivo così, a caldo, con le scarpe ancora ai piedi, la spesa buttata sul tavolo. Torniamo ora da un giro con altre due mie amiche, anche loro mamme, anzi neo mamme, anche loro portano in fascia come me. Tutte schierate in modalità canguro, io anche con Matty per mano.

Una colazione veloce e poi al pacchetto per far giocare Matty e in teoria, fare due chiacchiere. Dico in teoria, perché se hai una bimba di soli 27 giorni e due di otto mesi, sì si può fare la combo fascia+caffè+chiacchiere, no se invece, hai anche un quasi trenette al seguito.

Ultimamente mi sembra già di avere a che fare con un adolescente, solo che il mio ha appunto due anni e mezzo o poco più.

Ho già scritto sulla gestione dei bimbi al parchetto qui, ma oggi proprio ho un pugno nello stomaco, sono stanca , frustrata e senza soluzioni valide.

Mi rivolgo a voi, quindi, mamme di bimbi che dove li metti stanno, che non strappano di mano i giochi agli altri bimbi, che non urlano a 15.000 decibel no, oppure gridano stile sirena di un allarme. Lo chiedo a voi: come fate? Quale è il vostro segreto?

Mattia, sarà la gelosia, saranno i famosi “terrible two”, sarà il carattere, sarà…. ma è un vulcano, un terremoto, non mi ascolta mai, scappa ovunque, qualsiasi cosa gli si dica, fa esattamente l’opposto.

Sto male quando lo vedo con altri bambini che non lo vogliono. Vi dirò, io sono l’adulta e non mi ci vorrei immischiare nelle loro faccende, ma non sono l’unica adulta, le altre mamme, nonne, zie, tate, papà, fanno la mia differenza. Gli sguardi compassionevoli, di perbenismo, per contrastare l’esuberanza del mio piccolo. Che poi, vi dirò, a me piace così come è.

La scena però, è questa: Io che corro come una matta da una parte all’altra, con Amalia in groppa e sono stanca.

Sì, sono stanca. Capita anche a me. Capita eccome. Sono stanca mentalmente, sono come un hard disk pieno, che quando ci carichi qualcosa di nuovo sopra, ti rimanda il messaggio: spazio insufficiente. Sì sono proprio lì.

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E’ così che mi sento: insufficiente. Come tenere troppe cose tra le mani: queste incominciano a caderti da una parte e dall’altra e per quanto tu cerchi di tirarne su una, ecco che ti precipita l’altra. Mi sento così.

MI ARRABBIO CON LUI, MI ARRABBIO CON ME STESSA PERCHE’ NON RIESCO A GESTIRLO E PERCHE’ MI ARRABBIO CON LUI. Mi stanno sulle scatole le altre mamme.

Ecco. L’ho detto.

Allora anche oggi, in quel dannato pacchetto, con Mattia fuori controllo, che dice “bimbo giochi con me?” e che poi gli ruba la palla per lanciarla chissà dove, con la conseguente reazione del bimbo di turno che gli grida “vai via non ti voglioooooo”. E si spintonano.. Quanto è crudele l’innocenza dei bimbi, senza filtri, senza freni. Nuda e cruda.

Se la sarebbero aggiustata da soli, ne sono sicura, se non ci fossimo lì noi mamme, che con le nostre regole sociali, interveniamo, in un susseguirsi di no, non si fa! no, vieni qui! no, il bimbo non vuole! No! No! no! No!

E poi ci stupiamo se la prima parola che ripetono i nostri figli è NO!

Mi ripeto è tutto normale, anche quando queste scene sono oramai una routine. Il mio bambino ideale, che non urla, che gioca amorevolmente con gli altri bimbi, che non scappa, verso il mio bambino reale. A volte è dura non inciampare in questo binomio. Ognuno è come è, non esiste altro. Non vorrei mai che mio figlio pensasse che non mi piace così come è. Solo sono umana, ho i giorni no anche io e ciò che mi sfinisce è non avere un manuale di istruzioni, capitolo 1, paragrafo 4, pg. 20 “come gestire il tuo bambino al pacchetto”. Ma poi alla fine, sai che noi? Siamo persone, non robot tutti ugualmente programmati.

Me la canto e me la suono da sola, oggi.

Anche oggi, penso che sono momenti, attimi che passano veloci tra le dita. Tra poco inizierà la materna, la prima volta. Manca una settimana e io ho già gli occhi che pungono. La fortuna di stare con il mio ometto sino adesso, un altro taglio al cordone.

Una parte di me tira un sospiro, forse questa stanchezza un po’ si attenuerà, ma un’altra parte di me è malinconica. Il nostro mondo, come è giusto che sia, si apre al mondo e questo, un po’, mi spaventa.

 

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