La verità è che non mi piaccio abbastanza

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La verità è che non mi piaccio abbastanza, altrimenti nonostante tutte le belle parole che mi escono a volte dalla bocca, non sarei qui a sentirmi inadeguata.

Se davvero avessi tutto sotto controllo, se davvero valessi quanto in cuor mio mi dico di valere, non sarei qui, oggi, davanti a questo monitor a scrivere un post che non so nemmeno se, alla fine, avrà un senso, un filo conduttore, oppure sarà il contenitore di tutto quello che ho voglia di vomitare.

Dovrei decidermi di crescere. 

Dovrei decidermi di non avere più cuore, passione, niente di niente, perché forse così starei meglio.

Vorrei anche provarci, ve lo confesso, a essere un’insensibile stronza menefreghista, ma non so voi, io non ci riesco.

Mi massacro: ogni volta che qualcosa non gira per il verso giusto, è solo colpa mia e sapete cosa succede a fur di dire a tutti: “tranquilli è colpa mia, sono io che sbaglio, che non sono in grado..” che alla fine, tutti ci credono e ci credo anche io.

Eppure cazzo, una parte di me grida che non è vero, che tutto su riconduce a quella cazzo di insicurezza che mi porto dietro da quanto con gli occhiali, sfigata, brutta, mi avventuravo alle medie e poi, al liceo, quando ho imparato che per sopravvivere, un sorriso, tanta autoironia, senza cercare lo scontro diretto, cercando sempre il punto di incontro, anche a discapito del proprio io, era l’unico modo per farsi accettare. 

Eppure c’è un prezzo lo stesso: non tutti si guardano dentro allo stesso modo, è più facile (per gli altri) ostentare, passare sopra alle cose e alle persone come un caterpillar, “non vedere, non vedersi”, piuttosto che fermarsi e mettersi in discussione. Fa paura, ma in realtà, ci vuole solo tanto coraggio: di mostrarsi anche nelle proprie debolezze, perché ho imparato che c’è sempre qualcuno pronto ad approfittarsene, invece che ad apprezzare. 

Per fortuna, non tutti sono così.

Una cosa ancora ho imparato: che se ti rifletti solo negli altri e mai, ti guardi davvero dentro, alla fine sei in balia del prossimo e questo è molto pericoloso. Perché ognuno sopravvive e si difende come può: dalle angosce, dalle paure, dagli eventi della vita che non sempre fanno sorridere.

Affermazione di sé: cercasi ripetizioni

La verità è che non mi piaccio abbastanza, da sempre. Nonostante io mi guardi allo specchio e veda una bambina, poi ragazzina e poi, ancora donna che è arrivata dove voleva arrivare, nelle cose che contavano per lei.

Volevo una famiglia, un lavoro, non importava quale fosse, bastava che mi facesse mantenere dignitosamente un tenore di vita, per me e ora per i miei figli. Non mi sono nemmeno mai guardata dentro, per vedere davvero quale scarpa mi sarebbe calzata meglio: mi sono rimboccata le maniche e ancora lo faccio.

Volevo laurearmi, ho impiegato anni e anni, fatica, ore di treno, ore di sonno, sempre a mille, all’esasperazione come solo io so fare. E ce l’ho fatta. e poi, ho accantonato tutto.

Perché? Perché non mi piaccio abbastanza.

Un continuo e logorante, svilente e anche inutile auto sabotarmi. riducendo al minimo le mie capacità, sottolineando al massimo le mie debolezze. Un egocentrismo distruttivo. 

Oggi, ho 42 anni e mi sento sempre allo stesso punto: attendo quello scatto, quella consapevolezza di sé che ti fa dire, ma alla fine cosa ho da perdere? 

Perdere, ecco una bella parola non uscita a caso.

Mi colpevolizzo per essere un ingrata: ho due figli che sono la mia vita, un compagno testa di cazzo che adoro, una famiglia, mia madre, mio padre e mia sorella che sono la mia radice, il mio super potere, ho un lavoro che ogni madre sognerebbe per orario, vicinanza e niente, non sono serena.

La verità è che non sono un’ingrata, la verità è che ho il terrore da sempre, di perdere ciò che ho, perché per me vale tanto. Troppo. Più di me stessa. 

La verità è che non mi piaccio abbastanza, che non conosco mezze misure, che sono stanca, stufa, alla ricerca di un mio equilibrio e chissà se ci riuscirò mai.

Eppure, sono stanca. Stanchissima, di non piacermi abbastanza. 

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