Quella parte vulnerabile di me: i miei figli.

Quando ho partorito Mattia, me lo ricordo come fosse oggi, subito dopo mi sentivo una leonessa, carica come una sveglia, fiera e sicura di poter conquistare il mondo. Non sto esagerando, mi sentivo davvero Wonder.

Invincibile. Ecco, la parola più adatta a descrivere il mio stato d’animo in quel momento.

Non sapevo ancora, invece, che stavo per diventare vulnerabile. Non una, ben due volte. Una con il nome di Mattia e l’altra, con quello di Amalia.

Si, perché loro due, sono la mia gioia più grande, il mio ossigeno, il mio cuore e, per questo li voglio proteggere.

Così più passano gli anni, più loro crescono, più io ho paura

Che succeda loro qualcosa.

Ed è pazzesco, perché non sono una che, se li vede arrampicare da qualche parte, va in palpitazione. No, li lascio fare. Eppure, basta una febbre, un sintomo non previsto o conosciuto e via, si scatena l’inferno.

E poi, sta cosa che prima o poi, parlano, iniziano a prendere consapevolezza di sè e a dirti: mamma mi fa male…. la schiena? La testa? Una qualsiasi parte del corpo, ecco dovrebbe semplificare la vita di noi mamme, no?

Vuoi mettere quando sono minuscoli e l’unica comunicazione che hai, è il pianto incessante?

E invece no, a me mette ancora più ansia.

Perché a seconda di dove viene localizzato il dolore, mi prende più o meno peggio.

Sentirmi dire: mamma ho mal di testa, mi fa pensare a cose assurde, meningite (l’hai vaccinato, Fede…); ho mal di schiena: un bambino di quattro anni, può avere improvvisamente mal di schiena? Suona strano, no? Mi gira la testa… mi gira la testa?

Ecco alcuni esempi, tanto per farvi capire.

Lo so, posso anche sembrare folle, probabilmente un po’ lo sono, però a me capita così.

Che poi, non sono nemmeno una che corre al pronto soccorso.

Razionalizzare. In quei momenti mi servirebbe questo, ma non sempre è facile.

Oppure avere a fianco un dottore h24? Dai no, volevo dire qualcuno che mi mantenga con i piedi per terra, senza farti partire con deliri in stile DR. House.

Qui, per fortuna, entra in gioco lui, il mio compagno. Se anche lui si allarma, allora la situazione è davvero preoccupante.

In alternativa, che dite, sono in tempo per laurearmi in medicina?

Scherzi a parte, che poi, tanto da scherzare non c’è, quando ero incinta di Mattia, mia mamma, quando mi sentiva preoccupata per qualcosa, mi diceva, questo è niente, quando escono dalla tua pancia, inizia il bello!

Allora oggi, inizio a capire bene, cosa intendesse.

Perché alla fine, metti al mondo una parte di te, la più importante, quella che Ami più di te stessa.

E allora…..

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