Eppure, aiutami a fare da solo, è una grande verità. È una genialata!

Eppure, aiutami a fare da solo, è una grande verità. È una genialata!

Ho sempre pensato che quando diventiamo mamme, i nostri figli si dimenticano le istruzioni dentro la nostra pancia, ma il giorno in cui ho letto questa frase, ho capito che forse, mi sbagliavo, perché per me questa è la regola base per tutto.

La mia bussola.

Anche se, non sempre è facile da seguire.

Perché in effetti, rimanere spettatori, mentre i nostri figli imparano, sperimentano, dando loro la fiducia di farcela, non è così semplice e non sempre, è possibile. Non si tratta solo di sicurezza: “non farlo che ti fai male”, che spesso, ci fa intervenire subito, anche quando il nostro aiuto non è esplicitamente richiesto.

È anche questione di pazienza.

Non sempre l’abbiamo.

Perché magari, non c’è tempo: ti vesto io, perché siamo in ritardo, per esempio.

Eppure, se ci diamo il tempo di osservarli, se diamo loro il tempo di provarci e poi, perché no, chiedere il nostro aiuto se serve, ci sorprenderemmo ogni giorno. Ci stupiremmo di quante cose, i nostri figli, sono in grado di fare da soli. Perché ci osservano quotidianamente, attentamente, anche quando noi non ce ne accorgiamo. Del resto, la frase “eh i secondi sono più avanti dei primi, perché hanno l’esempio dei fratelli”, la dice lunga su questo, no? I bambini osservano, curiosi, affamati di sapere, di imparare, di fare da soli.

Perché sono solo “meno esperti del mondo”, ma le competenze, le capacità le hanno già.

Ci vuole pazienza, ci vuole tempo, ci vuole coraggio, per aiutare i nostri figli a fare da soli

Vi faccio subito un esempio, anche perché sono giorni che non vedo l’ora di metterlo nero su bianco.

Mattia ha imparato ad andare in bici senza le rotelle.

La cosa è andata così: lui da quando ha meno di due anni, va come una scheggia sulla bici senza pedali, la Balance Bike. Vi giuro che ha una padronanza di quel mezzo che nemmeno io (ci vorrà tanto, penserete).

A gennaio, in occasione dei suoi quattro anni, gli abbiamo regalato la bici con i pedali. E le rotelle.

Dopo qualche mese, un solo tentativo senza di queste: qualche pedalata da solo e poi, basta, “rimettermi le rotelle”.

Perfetto.

Poi, qualche giorno fa, al parco con la bici di una sua amichetta, si è fatto coraggio.

Una voce, quella della nonna della bimba, che mi chiede:” Mattia ci sa andare in bici senza pedali?”.

Mi giro e l’ho visto cercare di salire sulla bici, con un’ espressione seria, convinta.

Senza alcuna esitazione, ho risposto: “certo!”

Perché vedete noi mamme, conosciamo bene i nostri figli, sappiamo quali sono i loro limiti, quando sono in grado di andare oltre di essi e ci vediamo lungo. Vi sarà certamente capitato che qualcuno, mentre vostro figlio è magari in piedi su una sedia, si agiti e vi dica di stare attenti perché vostro figlio potrebbe cadere e farsi male.

E voi, magari, cadete dal pero, pensando, ma perché? Lui lo sa fare.

Ecco quale è la differenza tra voi e chi vi dice di stare attente. Voi conoscete i vostri figli.

Ecco perché, ignorando quell’istinto materno, protettivo, che mi avrebbe fatto dire no! Scendi Matty, non abbiamo nemmeno il caschetto, quella bici è troppo alta per te, ti farai male!”, ho deciso di aiutare Mattia a fare da solo.

Mi sono avvicinata.

L’ho osservato cercare di tenersi in equilibrio per dare la prima pedalata, aspettando che, se ne avesse avuto bisogno, fosse lui a chiedermi aiuto. Più di una volta, sarei corsa a tenergli la sella, ma non l’ho fatto.

Fino a quel:” Mamma mi dai una mano? Mi tieni?”

Un solo istante, la mia mano sul manubrio e una sulla sella, la sua prima pedalata e lui via come una scheggia.

Il mio cuore è esploso e da quel momento, Mai più messe le rotelle.

Gli ho dato fiducia, perché sapevo che lui poteva farcela.

L’insegnamento di Nemo

Immagine da https://www.google.it/amp/s/m.it.aliexpress.com/item/32817285410.html?source=images

Avrò visto Alla ricerca di Nemo almeno cento volte.

Non posso dirvi che sia il mio preferito, ma ogni volta che lo guardo, penso che sia davvero uno dei più belli.

La storia la sapete tutti, principalmente è incentrato sul rapporto padre e figlio, questa volta di matrigne, principesse e altro ancora, nemmeno l’ombra. C’è invece, una pesciolino smemorata, che adoro.

Nemo, è l’unico sopravvissuto tra i suoi fratelli: la mamma è morta per cercare di salvarli.

Al papà è rimasto solo lui, per questo è molto protettivo,. Senza contare che Nemo, ha anche una pinna atrofica, motivo in più per stargli con il fiato sul collo per evitare che si faccia male.

Un po’ come tutti i genitori. Eppure, nonostante le innumerevoli attenzioni, diciamo anche paranoie del suo papà, alla fine, Nemo ci si caccia eccome nei guai. Un po’ come tutti i figli.

Mi fa una tenerezza infinita, questo papà. Perché lo capisco, ora che sono madre.

Se chiudo gli occhi, ci metto tre nano secondi a pensare a quali pericoli o tragedie immani siano dietro l’angolo, se non sto attenta. E ci metto ancor meno tempo a prendere i miei figli e a chiuderli nella famosa campana di vetro. Altro che “aiutami a fare da solo”!!!!

Quanta paura, quanta ansia, invece, decidere di lasciarli andare per la loro strada, accompagnandoli attraverso quel susseguirsi di gratificazione e frustrazione che la mamma sufficientemente buona di Winnicott deve essere in grado di far sperimentare. Fosse facile.

Quante volte, invece, limitiamo in qualche modo i nostri figli, per una nostra paura. Certo, come genitore, so che non lo facciamo con la reale intenzione di limitarli, ma semplicemente con quella di proteggerli. Eppure spesso, le nostre paure possono essere delle gabbie di cristallo per loro, che non servono a nulla. Perché i nostri bambini, sono persone con una loro testa, una loro personalità e non è che viste le dimensioni ridotte, rispetto a un adulto, queste contino meno. Vanno protetti certo, ma la linea che fa sconfinare verso la gabbia di cristallo, è davvero sottile.

La posta in gioco, però, ragazzi è davvero alta. Si tratta del nostro cuore, che va in giro per il mondo, che a volte gioisce, altre cade e si sbuccia le ginocchia.

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