F come Federica, F come fragile: la fragilità è umana

Quattro anni e nove mesi e anche qualche anno ancora, quello in cui sognavo di diventare madre, ma non accadeva mai. Quattro anni e nove mesi e qualcosa in più, dove tutto gira su una sola parola: maternità.

Diventare madre, come ho detto più volte, è stato il mio 2.0, quella che mi ha fatto sentire invincibile, appagata, che tutto potevo, basta solo guardare questi due doni incredibili, sentire le loro vocine, vederli abbracciarsi e giocare insieme. Sentirti chiamare mamma, sentirti dire ti voglio bene, riempire di baci.

Per loro, fai e faresti tutto. 

Va a carattere, si sa, sono sempre stata un tipo “faccio io”, magari dipendente affettiva a volte, ma indipendente nel farmi le cose secondo il detto: “chi fa da sé, fa per tre”.

Non ho la macchina per uscire con i miei bimbi? Chi se ne frega, io vado ovunque. Ho utilizzato fascia, marsupio, passeggino, qualunque cosa. Non mi sono fermata.

Ho allattato entrambi fino a quando il mio fisico ce l’ha fatta: Mattia 17 mesi, poi al 4 mese di gravidanza di Amalia, non potevo più. Amalia 25 mesi, perché poi, il mio fisico mi ha tirato un brutto colpo di arresto.

Ed è qui che mi ritrovo. A stare male e da quando sono mamma, questa è la prima volta.

Ho iniziato con l’ossessione per un dolore all’addome, che al momento è passato in secondo piano, perché mi sono presa una delle influenze più orribili che abbia mai provato: da sola in casa con 39.3 di febbre, una bimba di due anni allattata h24, fino a quando, la quarta mattina consecutiva di febbre e latte, ho detto: Basta.

42 kg vestita, una bronchite che sto curando, più di 10 giorni chiusa in casa.

Non ho più il senso di me stessa, non ho più entusiasmo.

Amalia da quando le ho tolto il seno, purtroppo lo so nel modo più brusco, ma vi giuro stavo male da morire, è ingestibile: urla, piange, grida no. Abbiamo passato giorni e notti che mai da quando siamo diventati genitori.

Mi è tornato il ciclo e la paura di morire.

Ho compiuto 40 anni, qualche mese fa, facevo la bella fiera, quella che grida 40 anni è figo, sì forse, ma anche 40 anni è merda.

Merda schietta.

Ho iniziato piano piano, senza quasi averne coscienza, è così che va no, all’inizio in sordina, ma ho iniziato a rendermi conto che tante cose che avevo vissuto e che mi sembravano dietro l’angolo, in realtà erano molto più lontane. Mi sono trovata in un bar di studenti universitari sentendomi all’inizio come quando ci andavo io all’università, per poi realizzare, osservando nel dettaglio l’ambiente e le persone, che io sono lontana da lì da tanto.

Ho guardato certi negozi in cui entravo a comprare qualcosa con occhi diversi, non è che l’età che ho richiede di vestirsi da donna austera, ma nemmeno di indossare certi capi che mettevo a 20.

La vita è cambiata: il senso della vita.

Compi 40 anni e tiri le somme: dove sono? Cosa ho fatto? Cosa devo ancora fare?

A un certo punto è come se avessi sentito la ruota fare il giro, sono davvero adulta e più cresco più mi sento sola. 

I miei genitori sono la mia forza, la mia ricchezza: in qualunque modo possibile loro ci sono, ma invecchiano. Ho sempre avuto paura di questo, da sempre, solo che ora accade davvero. 

Un anno fa, ho scelto di essere mamma a tempo pieno, non perché me lo potessi permettere, ma per un ‘occasione della vita, uno di quei treni che prendi e speri ti porti in un punto migliore e comunque, mi ha regalato tempo per stare con i miei figli, che è tanta roba.

Questo però non significa che io possa essere mamma a tempo pieno ancora per molto, perché ve l’ho detto, nn me lo posso permettere: ho bisogno di un lavoro.

A 40 anni suonati in cerca di un lavoro. In cerca di me stessa, In cerca di due punti cardine da cui ripartire.

E vi giuro, questa volta, vorrei fosse un pochino più facile.

 

 

 

 

 

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