Trovare pace in una banalissima giornata di m….

Può essere stata una giornata di m, oppure no, ma quando alla sera viene il momento in cui chiudo la luce e dico:” ora si dorme”, ecco quello è il momento che “tutto fa passare”.
Non si tratta del fatto che, di li a poco loro dormiranno e io avrò qualche minuto per me, beh un pochino si, se non crollo pure io.
Al di là di questo, si tratta proprio di un momento magico, tutto nostro, dei miei bimbi e mio.
Io lo definisco l’incastro perfetto. Immagino i miei figli e me come tre pezzi di un puzzle e quando, sdraiati al buio nel lettone ci abbracciamo dandoci la buonanotte, sento che è essere a casa davvero. Il puzzle si fa da solo e in modo perfetto.

La cosa giusta, il non potrei essere da nessun’altra parte oltre che qui.

Può essere stata una giornata pesante, magari caldissima, proprio come oggi. Una di quelle giornate in cui non stai bene da nessuna parte, in cui il tuo amor proprio ti grida continuamente all’orecchio:” trova il modo di stare sola per un pochino, non ce la faccio più, ho bisogno di ossigeno, di spazio, di tempo esclusivo”.

Può essere stata una giornata di M, diciamolo.

Quella in cui per mille motivi, di cui la vivacità dei tuoi figli è l’ultimo, sei stata sull’orlo di una crisi di nervi; di quelle in cui sai benissimo che spesso la gestione dei tuoi piccoli è difficile solo per il contesto. Quella in cui, all’apice della tua follia, ti ritrovi in un cucinìno di un metro quadro per due, con mille gradi, la cena da preparare e un treenne che, per l’ennesima volta si rotola per terra questa giro perché vuole i formaggini, ecco quella in cui glieli lanci dietro sti cazzo di formaggini.

Il punto 2.0 dopo di che c’è il ricovero.
Sei stanca, sei stufa, sei str…a.

Ecco la ragione del tuo lancio. Quello che ti ricorda tua madre ( eh volenti o nolenti sempre lì finiamo), quando ti ha lanciato dietro un melograno e si è pure incazzata perché tu, per evitarlo, lo hai fatto spiaccicare sulla tappezzeria appena messa.
Ci ripensi e ridi. Ora la capisci eccome! Ti consoli, perché ti rendi conto che anche tua mamma, come te oggi, probabilmente quel giorno arrancava come donna.

Perché anche se continuamente ci sentiamo chiamare mamma, noi siamo donne.
C’è il ciclo, c’è l’egoismo di volerci fare i fatti nostri ogni tanto, c’è il volersi sentire belle, c’è il volersi fare belle per qualcuno che abbia più di tre anni, c’è la voglia di fare sesso, adesso che ne ho proprio voglia, non in quei dieci minuti rubati e con l’ansia perenne del ” speriamo non si sveglino!”.
Siamo donne, non solo mamme.

Oggi ho lanciato i formaggini dietro a mio figlio di tre anni. Che vergogna.

Eppure, poco fa, prima che i miei cuori si addormentassero, eravamo distesi nel lettone, parlavano della giornata trascorsa e anche dei formaggini lanciati.
“Mi sono spaventato mamma!”.
“Hai ragione Mattia. Ti chiedo scusa. Gli adulti a volte sono proprio sciocchi”.
“Io volevo solo mangiarli”
“Lo so, ma vedi a volte anche la mamma è stanca, anche la mamma sbaglia”.
“Mamma non sono più arrabbiato con te.”
Ci siamo presi le mani, Amalia ciucciava e con una mano giocava con il mio ombelico.

Era tutto il giorno che cercavo pace.
L’ho trovata tra le braccia dei miei figli, nella più calda giornata di agosto della storia.

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