Per me è questione di punti di vista e di Baby Pit Stop

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Avere dei figli ti cambia la vita.

Frase fatta, luogo comune, lo so, ma è vero.

Avere dei figli ti cambia la vita e mai è stato più vero il mio motto di battaglia:” la vita è questione di punti di vista”.

Il punto di vista del genitore ti cambia radicalmente qualsiasi altra prospettiva tu abbia avuto fino a quel momento. O forse, per contrasto, te li snocciola tutti davanti, uno per uno: Quello di figlia, di donna, di adolescente e cosi via. Guardi i tuoi figli e ti rivedi bambina, guardi i tuoi genitori e ti rivedi figlia.

Spesso quando si parla di metter su famiglia, sento la tipica frase” non sono pronto a rinunciare..”. Vi dirò io di rinunce rispetto al prima, ne ho fatte zero. Si perché ve l’ho detto, basta cambiare prospettiva. Con i miei figli posso fare tutto e tante altre cose che prima non avrei mai fatto. Certo, è un pó più complicato, ma spesso si tratta di complicazioni logistiche. Banalmente se sono sola in casa e mi manca lo zucchero, scendere a fare la spesa è solo un po’ più complicato: Vesti numero uno, vesti numero due, metti numero due in fascia, prendi numero uno per mano e via! Prima una maglia un pantalone ed ero pronta. Cinque minuti per te, contro i venti per radunare la ciurma.

Ci sono giorni che quei venti minuti mi pesano è vero, ma anche qui la prospettiva aiuta. Quanto ci vuole perché i miei figli crescano a tal punto da rendersi più indipendenti? Quanto tempo passerà da ora a quando tornerò ai cinque minuti? Poco, troppo poco.

Sembra ieri che tenevo tra le braccia Mattia appena nato e ora, non solo lui va verso i tre anni, ma ne ho tenuta in braccio un’altra per la prima volta e sono già passati quasi otto mesi da allora.
Quando sono a tappo ci penso e questo mi aiuta moltissimo. Spesso finisce che sorrido MALINCONICA. Qualche anno di dipendenza quasi esclusiva, contro i tanti di indipendenza che i miei figli conquisteranno, non sono niente. Sono un attimo.

Okey, poi ci sono i momenti davvero no, quelli in cui proprio il tuo ego a gran voce grida aiuto, ma sono fisiologici.

Quello che posso dire, è che ho notato, che spesso la vita con i figli si complica perché è il contesto a farlo.
Mi spiace dirlo, ma nel nostro Paese si grida all’allarme: nel 2015 natalità ai minimi storici. Vero, ma sapete perché pur volendolo io tantissimo, non farò il terzo figlio? Perché che novità, ci vorrebbe uno stipendio atomico. E mi girano davvero tanto. Mamma perché non ci hai fatto un altro fratellino o sorellina? Perché costa troppo. Bello eh? Eppure è cosi. Certo dove si sfamano due bocche, se ne sfamano tre, peccato che poi devi lavorare, almeno per me è cosí, 18 ore e quindi se non hai nonni disponibili, devi lasciarli a qualcuno, baby sitter o il nido che sia. Costi altissimi. Sí, certo con un ISEE da vera fame, forse qualcosa recuperi, ma ciò che mi fa arrabbiare è che vivo in un Paese dove se ho l’ISEE da fame e decido di rinunciare alla facoltativa (che poi viene da sé che se ho un ISEE da fame non posso permettermi il lusso da stare a casa al 30% dello stipendio), posso avere per sei mesi un bonus di 600 euro pe pagarmi il nido. Poi dopo non si sa. Nel frattempo mi sono persa il periodo più magico che ci sia, mio figlio che muove i primi passi e altro ancora. Vivo cioè in uno Stato che invece che favorire il legame madre figlio dei primi tempi, ti incentiva a rientrare al lavoro. Tutto con asili nido che costano uno sproposito.

Spesso si è soli nella gestione della quotidianità divisa tra figli casa e lavoro e per come vanno le cose sembra dovremmo lavorare sino a morire quindi, anche la razza nonni in pensione (Dio li benedica!) è destinata ad estinguersi.
Era meglio quando si stava peggio, si dice. Una volta si era più poveri forse, ma più vicini. Nonni, zii, tutti contribuivano a proteggere il nuovo nucleo famigliare. Le mamme non erano sole. E poi, non me ne vogliano alcune donne, ma tutta questa emancipazione un po’ ci ha fregato. Ci ritroviamo tutti i giorni a far quadrare i nostri ruoli, dicono che siamo multitasking, sí certo, bello, ma onestamente correre come una matta tutto il giorno tutti i giorni non è il mio massimo. È che comunque ci dovrebbe essere la possibilità di scegliere, di rendere complementare la vita di mamma con quella di lavoratrice.
Restano i nidi e le baby sitter. E il conto in rosso. Poi diciamolo, personalmente ho desiderato due figli per vederli crescere e per crescerli, non mi piace l’idea di affidarli a terzi soprattutto i primi anni. Un mio punto di vista, a proposito. Non pretendo che sia condiviso. Io qui, scrivo quello che penso. Punto. Per qualcun’altro sarà diverso.
Quello che però, trovo quasi un dato di fatto, è che è inutile che si gridi alla natalità ai minimi storici, se giá partendo dalle piccole cose, siamo nei guai. Un esempio?
La logistica di cui vi parlavo: Vi siete mai trovati con il vostro neonato in giro e non sapere come fare a cambiarlo, allattarlo, ecc?
Io sí, perché nel 2016 ci sono ancora locali che non hanno fasciatoio, che ti riprendono se allatti in pubblico, che se gli chiedi di scaldarti un po’ d’acqua, poi sei costretta a prenderti un caffè. Ora io sono una si quelle che allatta ovunque e me ne frego, ho allattato persino sul bus. Ma di nuovo, che mondo regalo ai miei figli?
Cioè invece che essere la normalità, noi gridiamo bravi ogni volta che troviamo un locale family friendly.
Vallo a raccontare in Svezia, per esempio o in qualsiasi Paese del nord Europa.
Nella mia cittá ci sono locali dove se entri con un passeggino, casca il mondo. Tralasciando l’ormai famosa “tipica accoglienza ligure”….
Non voglio far polemica, la mia è solo una fotografia della realtà fatto dal mio punto di vista. E oggi ho il dente avvelenato.

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In ogni caso, visto che solo. “mugugnare” non serve a nulla, eccovi servita una soluzione al problema: avete mai sentito parlare del Baby Pit Stop?

Vere e proprie aree allestite per il cambio del pannolino e per l’allattamento, sparse qua e là per le città d’Italia.

L’idea riprende quella del Pit Stop della Formula Uno, dove avvengono il rifornimento del carburante e il cambio delle gomme.

Nasce dall’iniziativa Unicef ITALIA che, volendo promuovere l’allattamento al seno, nell’ambito dell’iniziativa “Ospedali & Comunità Amici dei Bambini”, si è posta come obiettivo l’allestimento in Italia – a cominciare dalle proprie sedi territoriali: i Comitati Provinciali e i Punti di Incontro – di 1.000 Baby Pit Stop UNICEF.

Per maggiori informazioni o se avete un’attività e desiderate aderire al progetto cliccate qui.

Oltre a UNICEF, anche anche La Leche League Italia, Associazione Allattamento IBCLC, le Farmacie Amiche dell’Allattamento (FAAM) e moltissime altre realtà locali.

Altro strumento utile, se si è in giro e si ha la necessità di cambiare o nutrire il proprio cucciolo, è la Baby Pit Stoppers: una grande mappa web, consultabile da chiunque gratuitamente collegandosi al seguente link  www.babypitstoppers.com.

Se consultato da smartphone, il sito si comporta come una vera e propria app e, grazie alla geolocalizzazione, permette ad ogni mamma, nel momento in cui ne ha più bisogno, di verificare qual è il posto più vicino per poter cambiare e accudire il proprio bimbo.

Il sito offre sia la possibilità di cercare, ma anche quella di segnalare nuovi posti.

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