Anche quest’anno è arrivato il momento delle ferie. Delle ferie lunghe, intendo. Le tre settimane in cui Simo è a casa. Allora che si fa? Si sta in città? Certo che no! Si va in campagna. Come ogni anno, così, è anche giunto il momento di preparare le valigie. Io odio preparare le valigie, anzi la MIA valigia. Perché mi porterei via tutto, anche quella gonna che non metto dal 1980, “che non si sa mai…”. No, non si possono fare le valigie all’insegna del “non si sa mai”… Finisce

 Non si fa male agli animali Questa, la prima regola, tra quelle poche, ma imprescindibili, che abbiamo scritto e appeso in cucina. Perchè l’amore per gli animali, si coltiva fin da piccoli: non si tirano calci ai cani, la coda ai gatti. Non si schiacciano le formiche, non si torturano lucertole , non si staccano le zampe ai ragni… e via, quante ve ne vengono ancora in mente? Tantissime! Lo so, si pensa che in fondo siano solo bambini, che lo facciano in modo innocente, spinti dalla loro innata curiosità

Recentemente mi è stato chiesto perché non posto mai, o quasi, foto dei miei figli dove si vedano bene i loro volti. Sempre di spalle! Mi dicono. Ho già scritto come la penso,, ma oggi, in occasione dell’ennesimo appunto che mi è stato fatto, ne discutevo con mia mamma e ho riflettuto su alcuni aspetti. Generalmente, non pubblico foto dove i miei figli siano chiaramente visibili per due motivi. Il primo, è quello che temo possa esserne fatto uso improprio. Si, penso a cose orribili come la pedofilia. La seconda,

E poi ti svegli in una di quelle giornate che pensi: ma perché? Vorresti solo un letto, un libro, un telecomando, zero pensieri. Magari dormire. Di quelle giornate in cui la sera prima sei andata a letto Cenerentola e la mattina ti sei svegliata Hulk. Reazione assurde con chiunque complichi la tua esistenza, nel mio caso, i miei figli. Mamma, mamma, mamma, mamma… e tu vorresti solo il silenzio. Perché hai già troppo rumore in testa, le tue paturnie stanno facendo colazione. Belle cariche! I miei figli, povere stelle, cosa

Quando penso agli anni 80, penso alla mia infanzia, penso alla bellissima colonna sonora di quel periodo della mia vita, (ma anche di oggi), una colonna sonora pazzesca. Madonna, Michael Jackson, gli Wham, insomma icone vere e proprie che, secondo il mio modesto parere, sono difficilmente imitabili. Penso alle musicassette e alla matita che usavo per riavvolgerle. Penso alle compilation che mia mamma faceva registrando le canzoni dalla radio, quasi sempre intervallate da un pezzo in cui si sentiva ancora la voce del dee jay, perchè non era riuscita a

Qualche giorno fa, mi ritrovavo a dover gestire l’ennesima crisi di pianto di Amalia. Non ricordo quale fosse il motivo per cui si fosse arrabbiata, sta di fatto che se ne stava seduta per terra a urlare e piangere. Il caldo di questi giorni, la pazienza che a metà giornata era già al livello limite, ecco me ne sono andata in cucina a finire le mie faccende, lasciandola alla sua disperazione. Poi mi si è accesa una lampadina. Anzi, come quando si riavvolgevano le videocassette per tornare a un punto

Se vi capitasse di incrociarmi per strada e di osservarmi, notereste che indosso pochi gioielli. No, non è perché non mi piacciano. Anzi. È che amo indossare qualcosa che per me rappresenti davvero un momento, un evento, un’emozione importante della mia vita. Osservando i gioielli che indosso, quindi, capireste un bel pó di cose di me. La prima di tutte? Che sono impegnata. Indosso solo due anelli, uno all’anulare destro (regola dei miei a 14 anni) e l’altro all’anulare sinistro, indovinate un po’ di quale si tratta (si, c’entra Simone).

Quando ho partorito Mattia, me lo ricordo come fosse oggi, subito dopo mi sentivo una leonessa, carica come una sveglia, fiera e sicura di poter conquistare il mondo. Non sto esagerando, mi sentivo davvero Wonder. Invincibile. Ecco, la parola più adatta a descrivere il mio stato d’animo in quel momento. Non sapevo ancora, invece, che stavo per diventare vulnerabile. Non una, ben due volte. Una con il nome di Mattia e l’altra, con quello di Amalia. Si, perché loro due, sono la mia gioia più grande, il mio ossigeno, il

Il profumo del caffè che ti solletica le narici. Il mio risveglio per 33 anni. Ed è subito sapore di casa, di caffè latte e biscotti, oppure pane. Ritorno prima bambina e poi, ragazzina. La colazione: il momento della giornata che preferisco. Se non ho il tempo di assaporarmela, piuttosto non la faccio. Eppure io non amo il caffè. Ma vedete, quel profumo di caffè che mi ha svegliato per anni la mattina, è irresistibile. Mio papà è uno di quelli da scodellone di latte e caffè. Ogni mattina, quando

Quando siamo bambine, fare la mamma è un gioco da ragazze. Ah! La nostra bambola bellissima. La pettiniamo e lei sta lì, ferma, e sorride. La vestiamo e lei sta lì, sempre sorridente, contenta di indossare qualsiasi vestito decidiamo di metterle. È sempre pronta a venire con noi, ovunque vogliamo. Mai un No, un non voglio, un non mi piace. Ci lascia cucinare prelibatezze in pace senza arrampicarsi sui fornelli, ci lascia correre a fare la pipì senza seguirci. Ci lascia il tempo per distrarci e farci i fatti nostri:

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