La frase del secolo: è furbo, vuole stare sempre in braccio

Quando incontro qualcuna che da poco è diventata mamma, piuttosto che nonna, zia, c’è una cosa che spesso mi lascia perplessa, anzi una frase. Alla consueta domanda:” come va con il nuovo arrivato?”, la risposta è: “eh vedessi come è già furbo, ha preso il vizio oramai, vuole stare sempre in braccio…”.

Età del furbetto in questione 0-3 mesi.

Sì, avete capito bene, mi lascia perplessa e vi dirò, mi fa pure incazzare.

Mettiamoci nella prospettiva di questo piccolo “vizioso”: nove mesi, poco più, poco meno, nel ventre materno; 24h a strettissimo contatto con la sua mamma, le pareti dell’utero che lo abbracciano da quasi 300 giorni e che più questi passano, più l’abbraccio si è stretto. Coccolato dai rumori, familiari per lui, – non non ce li ricordiamo nemmeno-, del battito cardiaco della sua mamma, dal suo respiro, dalla sua voce, dalle carezze percepite attraverso il pancione. rannicchiato su se stesso, avvolto dal liquido amniotico e dal sacco.

Vita mia piccolina by A(Im)PM

Immaginiamoci ora, che questo piccolo furbetto, all’improvviso, dopo mesi passati in un microcosmo, dalla luce soffusa, si ritrovi catapultato in un ambiente che è completamente l’opposto di quello che ha conosciuto sino a quel momento: non ci sono più pareti a contenerlo, la luce è fortissima, i rumori sono tanti e forti. Se allarga le braccia non sente nulla intorno, lo stesso se stende le gambine. E’ nudo, ha freddo… poi di nuovo quel calore, certo è diverso da prima, la luce è sempre troppo forte, i rumori irriconoscibili, ma qualcuno no… è la voce della sua mamma, il suo respiro, il suo cuore, a contenerlo non più le pareti uterine, ma l’abbraccio della sua mamma, il suo sguardo amorevole, le sue carezze.

Ora ditemi voi, se questo bimbo è un furbetto viziato, o un piccolo cucciolo che nasce e che ha bisogno del contatto con la sua mamma per adattarsi a queso nuovo mondo.

E’ un furbetto, certo, sa che per sopravvivere ha bisogno della sua mamma, degli abbracci, dei suoi sguardi.

E’ un tempo che non torna, momenti che scorrono velocissimi, una manciata di anni, rispetto alla vita passata e a quella futura, in cui lo spazio corporeo di una donna si dilata, perdiamo il pancione, acquistiamo il dono di poter abbracciare, coccolare, di predisporci a quella “preoccupazione materna primaria” di cui scrive Winnicott.

E’ vero, è stancante, è vero ci sono momenti in cui ti senti un pò soffocare, in cui vorresti tu rompere questo sacco ammiotico e allarga le braccia e stendere le gambe e sentirti libera, libera di fare la pipi in pace, di farti la doccia, un bagno caldo con le candele, leggerti un libro, fare le cose con calma, eppure se in quel momento ci si ferma, ci si guarda intorno, il calendario…caspita è già passato un mese, due, tre, sei…un anno e a me sembra d aver partorito ieri…. ecco tutto cambia, la prospettiva è diversa.

Abbracciamoci piccola by A(m)PM

Vieni cucciolo mio, vieni dalla mamma, abbracciamoci, coccoliamoci, ti contengo.

Il tempo vola e presto, troppo presto, cara mamma ti ritroverai a far la doccia con calma, a cucinare senza avere mille occhi e mille braccia, a sentire sempre meno urlare “mammaaaa”….. e ti mancherà.

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