L’Italia che NON vorrei per i miei figli. 

Per chi non lo sapesse, se sei convivente e hai dei figli, per ottenere gli assegni familiari, devi chiedere un’autorizzazione all’inps che certifichi l’inclusione dei suddetti figli nel nucleo familiare. Si chiama autorizzaIone anf e se sei sposato non la devi richiedere.

La prassi vorrebbe che se ne facesse domanda appena possibile, dopo la nascita del figlio o della figlia e richiede un tempo di lavorazione di 60 giorni.

In teoria. Perchè poi nella pratica cambia tutto. Due figli,  stesso calvario, ma sappiate che poi ti danno anche gli arretrati, quindi chi se ne importa se per ottenere l’autorizzazione impieghi più di sei mesi.

Inizi inserendo la domanda sul sito inps, oppure andando da un patronato che la invia al posto tuo e poi incroci l’incrociabile.

Dopo i fatidici 60 giorni, ti ritrovi a chiamare il servizio clienti almeno dieci volte e poi a un certo punto decidi che è ora di smetterla di farti prendere in giro telefonicamente.

Pensi:”Se il call center Inps risulta inutile, vado di persona (pure con i rinforzi Numero Uno e Numero Due al seguito) e risolvo”.

E invece NO.

La presa per i fondelli più spaziale che ci sia.

Arrivo, dopo un’ora di coda intrattenendo Matty con qualsiasi cosa, davanti alla scrivania di un impiegato non più giovane, di poche parole, ma, udite udite, gentile. La gentilezza….questa cosa effimera e quasi dimenticata.

L’impiegato accenna un sorriso ai bimbi e mi chiede un documento. Tic tac tac tic sulla tastiera. Silenzio. Tic tac tic tac. Si ferma prende un foglio scarabocchia qualcosa e poi di nuovo, tic tac tac tic. Rumore di stampa.

Mamma mia! Penso, vuoi dire che è stato cosi semplice? Quasi svengo per l’euforia, so di gente che è diventata parte dell’arredamento degki uffici inps prima di risolvere. Una vitaccia! Venivano spolverati solo una volta alla settimana…

Chiudo il momento ilare e anche d gloria.

 L’impiegato prende la stampa e…me la porge? NO. Ci scrive sopra: sollecito. Alza lo sguardo, finalmente mi guarda e mi dice:” signora non l’hanno lavorata”. Pausa.

Un tonfo. La mia mandibola è caduta sulla scrivania. Davvero non l’hanno ancora lavorata? E io che sono venuta qui dopo sei, ripeto SEI, mesi che aspetto e mille telefonate al call center (che alla fine ti dicono vada in sede che risolve tutto), io sono venuta qui nel suo ufficio, con entrambi i miei bimbi under 3, per scoprire quello che so già e che mi ha spinto il 29 luglio con 30 gradi all’ombra a prendere 2 autobus per cercare di sbloccare la situazione? Non l’hanno ancora lavorata! Pensa un pò e io che sono venuta perché volevo provare l’ebrezza di stare seduta sule vostre poltroncine damascate della sala d’aspetto e godere della vostra aria condizionata.

Tra l’altro la storia, prede pure una piega misteriosa. Non l’hanno lavorata, ma chi sono costoro? Non siete tu e tuoi colleghi che dovreste lavorare le pratiche? No, perchè a questo punto cosa facciate voi lì allo sportello, non mi è chiaro. Con due sagome di cartone si risparmierebbe pure.

Attonita lo guardo con aria interrogativa: scusi, ma ora che siamo tutti d’accordo sullo stato della pratica, cosa facciamo? La sblocchiamo? Lavoriamo?

E no, cara Federica.

L’impiegato mi dice che martedi ne parlerà con una collega che si occupa di queste pratiche (ah! Ecco mistero risolto!) e se è una cosa semplice, me la fa sbloccare…..altrimenti. …. Aspetti!

Subito dopo si apre una parentesi drammatica.

Musichetta triste in sottofondo…via! “sa qui sta crollando tutto!” (alzo lo ssguardo al soffitto preoccupata, ma sembra tutto ben intonacato), vanno in pensione (ecco di nuovo l’entità sconosciuta) e non assumono, dicono che bastiamo, ma non è così”.

Ecco svelato l’arcano! Ora me ne posso tornare a casa serena. Non ho risolto nulla e se questa fantomatica collega del martedì non mi lavora la pratica, mah chissà cosa dovrò fare. Vi terrò informati. Intanto il signore della scrivania mi saluta con un bel “in bocca al lupo!”.

Tirando le somme: un’ora di coda + 15 minuti di colloquio allo sportello= ZERO

Potrei quindi, dire una mattinata da incubo in coda all’inps. Invece no! Perchè con me c’erano Mattia e  Amalia e questo è sempre un valore aggiunto a qualsiasi cosa.

Abbiamo preso il nostro bus numero 36 canticchiando “the wheels of the bus”, riso guardando le macchine dal finestrino, quello in fondo grosso grosso, ci inseguivano tutte!

Siamo andati nel parco di Brignole,oddio non è che sia uno spettacolo, però ha gli alberi, le aiuole e cosa strana, due fontane. Una era vuota, l’altra no. Entrambe senza pesci, cosi Mattia mi ha detto:” mamma secchiello mare porto pesci! “. Semplice no?

Poi certo, c’è stata la parentesi inps, ma subito dopo anche una buonissima colazione, con biscotti e brioche. Una signorina gentile ha anche regalato una macchinina a Mattia
Ami beata guardava il mondo dall’alto, coccolata dal battito del mio cuore, dal respiro e all’occorrenza dal latte di mamma. Hanno fatto pure un articolo su Laura Chiatti che allatta per strada… sapeste quante volte io! Credo di aver allattato ovunque e facendo qualunque cosa, anche mentre discutevo con l’impiegato Inps!

Un giretto ancora per andare in uno dei nostri negozi con articoli per l’infanzia preferito “il Mondo di Mirà” e poi via, altro bus destinazione casa.

Con calma ancora un pò di spesa per il quartiere e poi finalmente il clic della porta che si chiude alle nostre spalle.

Prima di pranzo una doccia veloce con Mattia. Lui non ama l’acqua in faccia, quindi, quando laviamo i capelli, da qualche tempo, ha imparato a tenere la testa all’indietro per farsi sciacquare lo shampoo. Ogni volta mi sciolgo. Lo guardo chiudere gli occhietti stretti stretti, reclinare il capo all’indietro e aspettare il getto delll’acqua. Il suo un gesto di totale abbandono e fiducia, in me, la sua mamma.

E invece, amore mio, guarda che mondo ti sta regalando la tua mamma, ma sappi che nel mio piccolo, farò di tutto perché le cose migliorino. Per esempio oggi, non mi sono arrabbiata, ho dato il beneficio del dubbio e come te ho chiuso gli occhi, reclinato la testa all’indietro e mi sono affidata a quel pezzettino di carta che, martedi, qualcuno riceverà sulla sua scrivania.

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4 Comments

  1. doria

    Quando parli e descrivi non sembra sia passato così tanto tempo…..
    passano gli anni ma la vita genovese non cambia , anzi peggiora
    Abbiamo una città meravigliosa , solo se la coccolassimo un po!!!!
    e ritornando a Mattia , ad Amy auguro loro di vederla sempre con quegli occhi disincantati e che al ritorno da qualche viaggio capiti loro , come succede a me, che guardando la nostra Genova, si commuovino, e non è sentimentalismo o romanticismo, solo realtà…………..

  2. Pingback: Quando “applico alla vita i puntini di sospensione (cit.)” – A (Im) Perfect Mom

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