LiberaMente. Pensieri liberi.

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Questi sono giorni caotici. La vita è cosi: passi dei momenti in cui pagheresti per aver qualcosa da fare e altri in cui boom di botto c’è un proliferare di cose che ti travolgono: da qui ai primi giorni di agosto,prima di partire per le ferie, ho un pò di faccende da sistemare.

Come avrete notato, visti i miei continui”cambi di residenza web”, sono anche molto assorbita dal capire come fare le cose sul serio con questo mio nuovo progetto: il blog.

Se avete da reclamare rivolgetevi a Simone, perchè siccome non vuole farmi fare il terzo figlio, ho deciso che dovevo fare qualcosa per me stessa. Dovevo avere un progetto. Vi spiego: non è che scrivere un blog sia la stessa cosa del mettere al mondo un figlio, è chiaro e il terzo figlio continuo a desiderarlo. È che faccio un lavoro, grazie a Dio che ce l’ho, che però, non mi appassiona nè gratifica molto. E quindi, dopo aver dato la priorità al progetto più importante della mia vita, la famiglia, ho pensato che potessi coccolarni un pò e magari sognare di farmi conoscere con il mio blog.

Risata.

Sono fatta così: se mi metto in testa una cosa, al motto di “volere è potere!”, quasi rasento l’ossessione. Devo farla come dico io. Di solito, prima di lanciarmi, mi documento un pò, progetto, ecc, ma questa volta, un pò l’impeto (non vedevo l’ora ), un pò che sto facendo tutto cercando di mantenere il mio status di mamma sempre attivo, ho avuto un inizio un pò movimentato. In genere, per darvi l’idea, scrivo la notte, oppure tra una poppata e un grido “Mattiiiiii cosa faiiii” e l’altro, mentre cucino (ho il mac sempre posizionato sul microonde) e via dicendo.

Aggiungiamoci poi, un dettaglio non trascurabile: la vista. Ora vi spiego. C’è chi nasce  con la camicia, giusto? Ecco io invece, sono il tipico esempio di chi nasce con gli occhiali! Cosa può succedere a una mamma un pò strabica che sta tanto al computer la notte e per lavoro? Succede che non ci vedo più niente. Ho iniziato a non riuscire a leggere le scritte piccole piccole e ora sto peggiorando. Voi non avete idea, o forse si dati i miei errori di battitura sparsi qua e là, di che fatica faccio a scrivere. E quindi niente, prossima settimana ho già fissato l’appuntamento con l’oculista. Il lato positivo? Sento odore di occhiali nuovi. Evviva!

Sapete, in quasi 39 anni, quante paia di occhiali ho cambiato? Più o meno uno ogni due anni. Per me è fisiologico. È come indossare una maglietta dello stesso colore tutti i giorni: due anni mi sembra un lasso di tempo accettabile, no? Anche se il mio sogno resta una parete piena di occhiali da cui scegliere ogni mattina. Si, c’è chi sogna la scarpiera…io invece, la scarpiera e “l’occhialiera” (ho già pure inventato il nome).

Comunque, mentre di solito mi invevnto la qualunque pur di cambiarli (eh sono diventati piccoli, eh la vite non tiene più l’astina, il blu non è più di moda, toh sono diventata allergica… opsss si è rotta l’astina), a sto giro niente, nemmeno ci pensavo, ma al posto mio si è accesa la lampadina alla vecchiaia…gli anta si avvicinano.

Detto ciò, la prossima settimana probabilmente mi farò fare un bel paio di occhiali nuovi e udite udite, andrò pure dal parrucchiere.

Perchè è importante non dimenticarsi di se stesse come donne, anche quando si hanno due bimbi piccoli. Se vi state chiedendo se mi curo come prima di N°1 (Mattia) e di N°2 (Amalia), vi rispondo di no. Specialmente i primi tempi, avere le scarpe in tinta con la borsa (che poi forse non va nemmeno più di moda) non era di certo la mia priorità, ma uscire senza sembrare scappata di casa, sì. Poi certo, c’è tutta la questione del fisico.

Dopo due gravidanze a distanza di nemmeno un anno e con un parto all’anno, il tuo corpo cambia e non solo. Sono fortunata di natura, è vero, nasco magra e continuo a essere magra, ma le curve si sono ammorbidite, ho più seno ( evvvaaaiiii!) e…ho la pancia, non cicciosa no,no!  È una pancia sgonfia, molla e, ve l’ho già detto, sembra un sacchetto vuoto. Sì, lo so, se ho più seno, almeno un pò di pancetta me la merito, però, vi dirò, al secondo giro questo sacchettino sgonfio un pò mi ha disturbato. È proprio brutto. Ora a quasi sette mesi dal parto, incomincia a sgonfiarsi, ma sicuramente ha influenzato il mio modo di vestire negli ultimi tempi: pantaloni ampi, maglie lunghe e larghe. Diciamo che il grafico della mia autostima post parto inizia con una bella linea in salita (cavolo sono una leonessa! Sono forte! Ho messo al mondo i miei figli! Ho sopportato il dolore più incredibile che ci sia!), per poi scendere a picco su  un”oddio che caos, i bimbi, la casa, sono stanca chi se ne frega ci vuol tutta che esco di casa”.

È la mia fase “sfashion”.

Arriva poi, almeno per me è stato cosi, una fase di stasi; quella in cui pensi: “dai vestiamoci senza abbinare le prime due cose che trovo, ma con un certo stile, magari un pò di mascara, il rossetto”. In genere questo avviene a due mesi dal parto, quando finalmente e con l’aiuto dei nonni, riesci ad andare dal parrucchiere.

La svolta.

Dopo la fase sfashion, il parrucchiere, il trucco,incominci a sentire la voglia di comprarti qualcosa di nuovo. Lì, in quel momento, inizia la mia fase “fashion”. È capitato tutte e due le volte (proverei a vedere come va la terza, ma vedi qualche riga più i su): ritorni a sentirti donna e perché no? Pure sexy. È come rialzare improvvisamente lo sguardo e guardarsi intorno. Federica rivede Federica. La linea del grafico risale! L’autostima cresce. Lo fai prima di tutto per te stessa e poi anche per chi ti sta vicino, nel mio caso Simone. È giusto anche per lui che i mi tenga. Lo dico sempre, ho fatto due figli e li voglio crescere con loro padre.

Certo, il mio stile è cambiato, perchè le mie priorità sono cambiate. Il tacco 12 non lo mettevo nemmeno prima, sia chiaro, però adesso la mia scelta ricade sempre su scarpe carine, ma comode. Un classico? La ballerina. Un passpartout per qualsiasi uscita. Oppure una bella scarpa da ginnastica: ne ho almeno dieci: bianche, nere, fucsia, giallo fluo, nike, adidas, rebook e via dicendo.

Cosa voglio dire? Che secondo me, anche per tornare a curarsi di se stesse ci vuole una sorta di esogestazione di se stesse, nella mente e nel corpo. I mesi successivi al parto servono a noi donne per riappropriarci del nosto corpo e accettarlo anche con qualche kg in più. Ci servono per ricominciare a pensare di entrare in un negozio a fare shopping, a uscire con le amiche a mangiare una pizza, a prendere un aperitivo. A uscire fuori a cena con il proprio compagno/marito.
L’esogestazione di se stesse ha una durata variabile da donna a donna e ovviamente dipende anche dal contesto. Aiutati che Dio ti aiuta è il detto, se poi ci aggiungi una mano da parte dei nonni, per chi ha la fortuna di averli, o della baby sitter, è ancora più semplice.

Una cosa è certa: quando mi amo di più dò il meglio di me anche ai miei figli, regalo sorrisi in più e insegno loro a volersi bene. A me sembra una gran cosa.

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