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Riflessioni di una mamma (im)perfetta

Oggi guardavo mia figlia. Come sapete, scherzosamente, mi riferisco a lei e a Mattia con il termine di MiniMe e, in effetti, oggi ho visto una MiiniMe. Mentre cucinavo, giocava con il suo cellulare giocattolo. Una scenetta familiare. La guardavo e pensavo: ma caspita! Sono io! Si, stava facendo esattamente quello che mi vede fare tutti i giorni: teneva il telefono nello stesso modo, si muoveva avanti e indietro per la stanza, proprio come faccio quando, di corsa con una mano spolvero e con l’altra tengo l’iPhone per conversare con

La vita di una mamma è un sali e scendi tra gioie, ansie, emozioni e pensieri. Alcuni giorni sei in discesa con il cuore a mille, altre sei in salita, con la testa che scoppia. Diventare mamme rivoluziona le prospettive e le priorità: spesso ci si dimentica di chiedere a se stesse “come sto”, ma quasi mai ci si scorda di domandarsi “starà bene mio figlio?”. La preoccupazione per una crescita serena. Per quanto mi riguarda, questa è la mia paturnia numero Uno. Paturnie, mi piace chiamarle come Audrey in

Settembre. La fine delle vacanze, l’inizio di nuovi inizi: la scuola, il lavoro, la routine di tutti i giorni. Si mette via la valigia e si tira fuori lo zaino. L’inizio delle scuole, degli asili. Sono giorni importanti che ti segnano il cuore e, anche quando sei adulto, ogni anno in questo periodo ti torna alla mente il momento in cui si andava a comprare la cartella nuova, il grembiulino, i quaderni, il diario. Quello stesso profumo di “cose nuove”che respiravi da bambino. L’inizio della scuola: sembra un affare per

Ogni volta che guardo un tg e, vi confesso, da quando sono mamma non capita poi così spesso, penso ai miei figli. Penso che se avessero l’età per comprendere in che società viviamo, non potrebbero fare a meno di chiedermi: Mamma perché ci hai messo al mondo? Già, quante volte ce lo siamo sentite dire da qualcuno: “fosse per me figli non se ne farebbero più”. Giusto qualche settimana fa, un signore mi ha intrattenuto una buona mezz’ora per dirmi che, pur essendo padre, orami quasi nonno, già trent’anni fa,

Vi sarà capitato tante volte: siete al parco, i vostri figli giocano tranquilli, fino a quando arriva un altro bimbo che vuole la macchinina abbandonata lì per terra da uno di loro. Non appena quella manina “sconosciuta” si posa sul giocattolo inutilizzato, l’apocalisse; urla, pianti e infine, la famosa frase: è mia! Da parte nostra, dei genitori intendo, si fanno alcuni tentativi di convincimento, del tipo “dai amore fai giocare il bimbo, tu l’hai sempre, lui no. Ci gioca un pochino e te la rida. Anche tu stai giocando con

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