E’ tutta questione di mezze misure

Alla fine sta tutto qui, in tre semplici parole:

LA MEZZA MISURA

Questo non vuol dire vivere nella mediocrità. Vuol dire semplicemente vivere meglio. Se ci pensate, le situazioni che ci vanno strette, sono quelle senza un equilibrio: troppo stress, troppo lavoro, troppo tempo fuori casa, troppo tempo chiusi in casa…e via dicendo. Trovare la mezza misura. Non è certo semplice. Circoscriviamo la cosa al rapporto mamma e lavoro.

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Posso dire di aver provate entrambe le prospettive: quella di mamma lavoratrice e quella di mamma full time (che tutt’ora mantengo). Andiamo oltre le attitudini di ciascuna perché, per esempio io amo stare a casa con i miei figli, non mi manca il mio lavoro. Certo, non era quello che mi realizzava, certo era solo un modo per portare a casa lo stipendio. Certo, è diverso se tu hai la passione per il lavoro che fai. Premesso ciò, vi dico che pur non mancandomi il lavoro, pur non desiderando altro che stare con i miei figli e godermeli quanto più possibile, ci sono giornate in cui quantità di ore trascorse insieme, non vuol dire qualità. Bene. Ecco, ci sono momenti in cui mi manca un pò di spazio per me stessa, non parlo di quello ritagliato mentre lasci distruggere la sala ai tuoi figli per poter scrivere il tuo post in santa pace, nemmeno di quello rubato alle ore di sonno (che già, per una mamma si contano davvero su una SOLA mano).

Parlo di tempo vero, di quel momento in cui stacchi la spina. Da tutto e da tutti.

Ecco, io do il peggio di me almeno una volta ogni due mesi e come resistenza, non è male. Poi, incomincio a urlare sempre più spesso, invece che a parlare con i miei figli. Incomincio ad avere molta meno pazienza. Incomincio a fare “i capricci” con i miei figli. Sì, insomma, in qualche modo inverto i ruoli, del tipo “autogestitevi che ho sonno e voglio dormire questa mattina!”. Certo, come no. Brava Fede! Quando arrivo qui, iniziano i periodi in cui mi sento fuori controllo, in apnea.

La mezza misura: come in tutte le circostanze, anche una mamma ha bisogno di una sua mezza misura. Invece, no.

Ci aspettiamo che chi ci sta attorno lo comprenda, dai nostri segnali subliminali, dalle nostre parole, dalle nostre reazioni. Invece, no.

Perché se siamo persone che niente niente se la cavano da sole, che pensano a tutto, che per prime sono stra esigenti con se stesse, come possiamo anche solo immaginare che qualcuno venga a dirci: mi sembra che hai bisogno di una pausa, prenditela?

Pausa.

Come si fa a mettere in pausa il nostro essere mamme? Ovvio che non si può. Non è che come un cd, lo levi e lo metti e via. Eppure un modo per trovare una mezza misura ci deve essere. Mi vengono in mente i nonni, ma non tutti hanno la fortuna di averli, non tutti hanno la fortuna doppia di averli e non solo, di avere il loro aiuto. Perfetto. Credo che una grossa mano per poter trovare un equilibrio tra gli spazi per se stesse e i figli, ce la possa dare una persona che più di tutti sa come vanno le cose:

il nostro compagno, marito, papà dei nostri figli.

Lo so che anche per loro non è semplice. Lo so che, per esempio nel mio caso, lui lavora e io sono a casa. Sì, sono a casa, di certo non a farmi le unghie tutto il giorno, di certo non a guardare serie tv come non ci fosse un domani, di certo non a staccare la spina ogni volta che voglio.

Lavoriamo entrambi per la nostra famiglia. Solo che io non porto a casa lo stipendio a fine mese, il mio posto di lavoro è la mia stessa casa; si dice anche, che io, sono padrona dei miei tempi, cosa che in ufficio non accade.

Su questo avrei da dire solo una cosa: vero, posso decidere se stamattina andare al mare e la spesa rimandarla al pomeriggio, posso dire stiro ora e poi, esco. Giusto, ma poi, ogni cosa che faccio, dalla pipì, alla doccia, dalle pulizie, al cucinare, dallo stirare a fare la spesa, la faccio con due piccoli MiniMe al seguito e, credetemi la differenza c’è eccome.

Spesso è come scrivere quattro righe, mentre tre vengono subito cancellate. Tu di nuovo le riscrivi, forse arrivi alla quarta riga, ma poi via, tutto cancellato, si riparte. Metti le mutande nel cassetto, per due messe, quattro sparse per la casa.

Non mi sto lamentando. Sto solo portando alla luce alcuni fatti. E’ questo il tranello e siamo noi per prime a legarci le mani da sole. Gridiamo scandalizzate: ah, ma cosa fai discrimini perché tu lavori e io sto a casa? No, care  mie, in qualche modo, un pò per cultura, un pò per senso di colpa, un pò perché siamo pinole, siamo noi le prime a discriminarci così.

Almeno io lo faccio e mi sono appena colta in flagrante.

Suona un pò come quando da ragazzine speravamo che quel bel ragazzo capisse che ci piaceva, perché lo guardavamo intensamente quando lui ERA GIRATO DI SCHIENA!

Beh, forse, è ora di cambiare, di guardare dritto negli occhi il “nostro ragazzo” di oggi: credetemi, si può fare.

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